Tag: guida di google ads

vCPM le impression visibili

4′ 30″ Tempo di lettura

Ci tengo molto a scrivere due righe su questo tema. Andando a scartabellare sui vari articoli e consigli che ho scritto in passato, questo è sicuramente uno di quelli che torna di frequente.

Intanto, cosa si intende per “visibile” quando si parla di impression di un annuncio Display? L’Advertiser Council, sancisce che con visibile si intende un banner il cui 50% dei pixel sia rimasto nel display del device dell’utente, per almeno un secondo. Può sembrar poco, ma di fatto al netto dello scroll di pagina, è un tempo ritenuto sufficiente. Pensate che nei video, il tempo non si sposta di tanto e sale semplicemente a 2″.

vCPM vs CPM, le impression visibili

A questo tipo di asta sulla GDN, Google Ads assegna gran parte delle sue campagne. In buona sostanza con questa sigla, si indicano tutte quelle impression che hanno avuto una buona probabilità di essere viste dall’utente.

Secondo il modello d’asta tradizionale infatti – quello per esempio usato anche dal Programmatic Marketing – l’asta a costo per mille, non è vincolata alla visibilità del banner.

Questo significa che in un report base, che citi le impression, non si sta parlando né di utenti unici che hanno visto l’annuncio, né della probabilità che l’annuncio sia stato semplicemente sfiorato.

CPM, scroll e cookie

Immaginiamo un banner che si trova in fondo a una pagina. Un utente entra, non scrolla – quindi non vede il banner – clicca su una voce di menù in alto e cambia pagina.

In un sistema a vCPM, vedreste conteggiata una impression, ma zero impression visibili. Questo significa che nell’asta vCPM, questa impression non conterebbe e non verrebbe quindi addebitata; in un modello a CPM, questa impression non solo conta, ma verrebbe anche addebitata!

Altro aspetto importante, che deve essere concepito a margine e solo per spunti riflessivi, è quello poco fa citato dell’utente unico. Ricordate sempre di abbinare al report di impression quello dei cookie unici. Se infatti le impression indicano le volte che un annuncio si è palesato, il cookie unico, indica quanti utenti diversi lo hanno visto.
Facciamo quindi un esempio pratico:

  • 100 impression di un banner,
    _ (es.) 70 di queste sono compatibili con il 50% dei pixel e un secondo sul display.
  • 70 sono quindi le impression visibili,
    _ nel modello vCPM, verranno pagate solo queste.
  • Supponendo che i cookie unici siano 35, sappiamo che in media la frequenza sarà 2,
    _ vCPM/cookie
    _ la frequenza indica sempre un valore medio – un utente potrebbe aver visto il banner 3 volte e un altro una volta sola.

Detto questo, per quanto per molti ormai scolastica, la questione la sento particolarmente importante, perché è il modo migliore per fregare i clienti “spendaccioni”… quindi dopo questa tirata di orecchie, raccomando ai clienti di avere sempre il quadro “pulito” delle metriche che leggono e ai vari consulenti, di parlare un po’ più italiano, o almeno di raccontare bene tutte le “parolacce” che vengono dette…

Per finire, se siete in cerca di altri articoli “illuminanti”, consiglio vivamente di dare una lettura a “Conversioni Qualitative e Quantitative“.

Modifica degli URL su Google Ads

1′ 40″ Tempo di lettura

Bentrovati curiosi e smanettoni,
quante volte è capitato che un vostro cliente cambiasse dominio del proprio sito – o struttura – andando a intaccare tutti gli URL delle vostre landing page?

Spesso non veniamo neanche avvisati di questi cambi, motivo per cui consiglio sempre di installare il Link Checker. Altre volte invece, ne siamo al corrente, ma abbiamo decine di annunci da modificare e rischiamo che le campagne puntino a vuoto!

Dobbiamo modificare ogni singolo URL?

La risposta è “nì”! Dobbiamo modificare tutti gli URL finali, ma non siamo obbligati a farlo un annuncio per volta. Quando selezioniamo una campagna, abbiamo la possibilità di vedere tutti gli annunci presenti nei gruppi di annunci. Selezioniamoli tutti e ci apparirà un menu blu. Clicchiamo su Modifica e successivamente su Modifica Annunci.
Ci troveremo davanti a questa schermata:

Selezioniamo la voce nella tendina “Apporta modifiche a” e andiamo a incollare il nuovo URL finale, dando conferma. Ripetiamo il processo andando a modificare le altre tipologie di annuncio.

Modifica degli URL su Google Ads, Tips & Tricks

Questa modifica deve essere effettuata selezionando anche gli annunci in pausa, perché in caso di cambio di dominio, la piattaforma indicherebbe un errore. Ci deve infatti essere un solo dominio per ogni gruppo di annunci. Altro controllo necessario è la verifica di altri tipi di annuncio, per esempio gli annunci di sola chiamata. Per evitare il blocco dell’annuncio, sarà necessario modificare l’URL anche su questi.

Ricordiamoci che questa modifica può essere effettuata su tutti gli annunci di un account, oppure di una campagna, o di un gruppo di annunci. Usando i filtri è possibile fare questa modifica anche secondo tanti altri parametri, ma non dimenticate la regola fondamentale: un solo dominio per ogni gruppo di annunci!

Come Recuperare Campagne Rimosse

1′ 20″ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni,
oggi voglio parlare di un piccolo trucchetto che, spero, non vi serva mai. Può capitare che per errore o per volontà, rimuoviate una campagna.

Partiamo dal presupposto che i dati storici della campagna non possono essere recuperati ma, come spesso ribadito da Google, i dati su Google Ads sono gestiti a livello di account, quindi ci sono buone possibilità che la campagna “recuperata” continui a lavorare con il “brio” della precedente.

Cosa possiamo Recuperare di una Campagna Rimossa?

Andremo a recuperare praticamente tutti i parametri. Dagli annunci alla targetizzazione, passando per la strategia d’offerta e i segmenti di pubblico. Cosa estremamente importante, è svolgere queste operazioni su una campagna per volta, altrimenti la piattaforma potrebbe dare alcuni errori e non creare la copia nella sua interezza.

Come bisogna intervenire?

Dopo aver effettuato l’accesso a Google Ads, andiamo a selezionare la campagna rimossa e clicchiamo su modifica e poi copia. Deselezioniamo la campagna e troveremo in alto a destra il simbolo incolla. Andiamo a cliccarlo.

Dopo aver cliccato “fine” per confermare, spuntiamo la casella “Metti in pausa le nuove Campagne dopo averle incollate”.

Attendiamo il completamento dell’operazione e andiamo a riattivare le campagna. Il motivo per cui è necessario fare questa operazione, è dovuto al fatto che la piattaforma inibisce la possibilità di incollare campagne con lo stato “Rimossa”. Questo piccolo trucco ci risolve il problema e ci risparmia le ore necessarie per creare la campagna da capo!

Copia Incolla un Sitelink

1′ 20″ Tempo di lettura

Ci sono modifiche occulte che si sviluppano giornalmente sulla piattaforma Google Ads. Talvolta ce ne accorgiamo perché “non sono più lì”, o semplicemente perché premendo su un pulsante, vediamo per la prima volta che le opzioni sono qualcuna in più, o semplicemente offrono un risultato differente.

E’ il caso specifico del Copia Incolla di un Sitelink. Procedura che solitamente era quella più disarmante per gli addetti alle modifiche sugli account. Una di quelle modifiche frustranti, che quando veniva richiesta, con un risolino, eravamo soliti accompagnarla da un “armatevi di pazienza”.

Seleziona il Sitelink e poi Aggiungi

Da qualche tempo questa procedura è veramente semplice. Basta accedere al menù delle estensioni, raggiungibile dalla colonna grigia a sinistra delle tabelle sinottiche.

Una volta richiamate le estensioni di sitelink, basta slezionare quella che vogliamo importare su altre campagne e non sarà neanche necessario copiarla. La voce di riferimento è infatti semplicemente “Aggiungi”.

Una volta declinata la tendina, sarà possibile scegliere tra Account, Campagna e Gruppo di annunci. Selezionando la voce (nel nostro caso ipotizziamo campagna), apparirà la maschera di selezione, sempre filtrabile attraverso un sintetico modulo di ricerca.

A questo punto sarà sufficiente flaggare le campagne nelle quali vogliamo importare il sitelink e confermare cliccando su fine. Semplici passaggi quindi, che risolvono una modifica che tempo fa avrebbe portato via un sacco di tempo.

Perché la presento oggi come una novità? Perché mai dare per scontato neanche l’ovvio. Soprattutto in momenti nei quali stress, sovraccarichi o altro, possono minare la stabilità lavorativa. Risolvere piccoli problemi con la tecnologia, è un vantaggio inestimabile.

Conversioni Qualitative e Quantitative

1′ 40″ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni,
spero che stiate tutti bene e che siate ancora focalizzati sull’analisi delle vostre campagne Google Ads… perché oggi voglio parlarvi delle conversioni.

Questa che segue è la mia suddivisione che, nel marketing, sappiamo essere un punto di vista e può funzionare fino a prova contraria!

Conversioni Qualitative

Sono le nostre conversioni di fase bassa, quelle che, per un cliente poco attento al funnel, contano davvero. Questi obiettivi devono rispecchiare quello che il cliente vuole ottenere e devono coprire tutti i possibili tipi di contatto derivanti dalle vostre attività. Ha un negozio fisico? Tracciamo il click sulla mappa. Lavora bene con contatti telefonici? Rendiamo tracciabile il click sul numero. Funziona bene la compilazione della form? Inseriamo una bella Thank You Page e creiamo l’obiettivo.

Istruiamo i nostri clienti sull’importanza di entrambi i tipi di conversione e senza fare i “fenomeni” vendendo cioè per ottime, delle conversioni quantitative.

Ci saranno clienti il cui interesse sono le quantitative e altri per cui le qualitative sono l’unica cosa che conta. Avete in mano un grande potere con gli strumenti di tracciamento di cui disponiamo oggi. Non dimenticate però che: “Da Grandi Poteri derivano Grandi Responsabilità”!

Conversioni Quantitative

Le conversioni quantitative ci permettono di raggiungere e/o identificare dei parametri importanti per lo sviluppo di tattiche comunicative e per capire cosa funziona o non funziona nel nostro sito, o nelle nostre conversioni qualitative.

Ipotizziamo che un nostro obiettivo quantitativo sia la visita alla pagina di contatto. Notiamo tanti accessi e poche compilazioni di form. Chiediamo al cliente se riceve telefonate o e-mail. Se viene sommerso di richieste tramite questi canali e noi non li stiamo tracciando, abbiamo individuato un potenziale problema! Rendiamoli cliccabili, impostiamoli come eventi e creiamo le conversioni.

Oppure… abbiamo pochi clic su telefono e/o email a causa del fatto che i link sono nascosti nel footer del sito? Spostiamoli nella pagina di contatto o rendiamoli cliccabili.

Insomma… le conversioni quantitative possono essere varie. Altri esempi? Navigazione superiore a X pagine, download del catalogo, aggiunta al carrello e via dicendo… L’ideale è sempre tracciare tutto e in questo potrebbe venirci in soccorso un bel report personalizzato… Piano piano, ogni tassello va al suo posto!

Best Practice Annunci Google Ads

1’20” Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni!
Stiamo vivendo un momento particolare della storia. Il CoVid-19 ha rallentato l’economia e la vita di tutti. Ma è vero? Probabilmente sì. Sfruttiamo allora questo momento di Smart Working e relativa calma nel lavoro, per ottimizzare i nostri annunci. Rendiamoli il più performanti possibile con uno sguardo rivolto al futuro.

“Non può piovere sempre”. Noi saremo pronti per quando apparirà l’arcobaleno!

Quanti e quali annunci usare?

Nelle campagne search creiamo 2 annunci di testo espanso e 1 annuncio adattabile. Abbiamo già i nostri annunci espansi? Scegliamo quello meglio performante in base a CTR e Tasso di Conversione. Questo sarà il primo dei nostri annunci di testo. Copiamolo e creiamone una variante con piccole differenze. Il resto mettiamo in pausa.

Il nostro annuncio adattabile invece, dovrà avere un coefficiente di qualità tra il Buono e l’Ottimo. Se serve aggiungiamo titoli che riprendano le parole chiave che stiamo utilizzando.

Aumentiamo la nostra Qualità!

Cerchiamo di rendere i nostri annunci pronti a “combattere” contro gli annunci dei competitor. Scegliete dove inserire le lettere maiuscole per dare risalto ad una parola. Il vostro cliente punta sulla qualità e la resistenza del prodotto? Evidenziamolo:
“Non rinunciare a Qualità e Resistenza. Scegli il prodotto ACME.”

Avete inserito i sitelink? No? State perdendo punti qualità. Andiamo ad inserirli. Callout? Snippet Strutturati? Estensioni di chiamata? Ancora niente? Questo è il momento perfetto per farlo!

Questo è il momento di essere presenti

Apparire nella ricerca. L’economia rallenta, ma non le ricerche. Si allunga il periodo di conversione, ma è semplicemente una molla che prende slancio. Quando questo momento “particolare” sarà finito ci sarà il rilancio.

Siete pronti per dare il massimo e rilanciare il Paese?
Vi rimando al prossimo articolo per altre piccole guide e suggerimenti!

Il Ritorno del Doppio Cieco

2’40” Tempo di lettura

Prima di tutto, chi o cosa è il Doppio Cieco? Ne avevo parlato in un precedente articolo ed è uno dei capitoli del libro “Performance Ads con Google e Facebook“.

La sua funzione è quella di imporre al sistema di effettuare sempre una scelta, facendo in modo che col tempo, comprenda quale sia quella giusta, mano a mano che si presenta l’occasione.

In un contesto storico come quello attuale (mi auguro che qualcuno possa leggere questo articolo anche tra qualche mese e interrogarsi sul mio riferimento… ma per il momento diciamo che sappiamo tutti che mi riferisco al Covid-19), dove le campagne a CPA hanno oscillazioni verso il basso in termini di conversioni, molti clienti chiedono di spingere di più.

La premessa di un CPA stabile

Ecco, qui attenzione. Prima di tutto la regola alfa è che se la campagna ha capito cosa deve fare e quindi ha sufficienti dati storici e sta attualmente lavorando a tCPA, è quasi sicuro che:

  • non stia aumentando il CPA,
  • stiano calando le conversioni.

Questo significa che la campagna avrà probabilmente anche un leggero calo di quota impression e un abbassamento delle impression chiaramente. Gli utenti cercano meno. Fin qui direi tutto chiaro.

Il discorso a questo punto è ritrovarsi – come diceva Bilbo Baggins ne “La Compagnia dell’Anello – Il Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien” a dover spalmare poco burro su troppo pane. Quindi intanto abituatevi a considerare che la vostra campagna sta semplicemente portando il miglior pescato per un mare attualmente un pochettino più arido.

Però attenzione… non perché i pesci sono pochi, ma semplicemente perché tanti di quelli che ci sono, sono ancora “piccoli e giovani” e il vostro amo è troppo grande. In tal senso, tranquilli, com’è che si dice adesso? Andrà tutto bene! Esattamente così, perché terminata la situazione di emergenza, i pesci cresceranno, il mare si ripopolerà e tutte le attività ripartiranno normalmente.

Il Ritorno del Doppio Cieco

In un momento nel quale le impression calano, ma la quota impression è il dato che realmente vi preoccupa di più, la cosa migliore da fare sarebbe teoricamente attendere che tutto si ristabilizzi. Diciamo che il problema reale è che il Machine Learning il prossimo anno magari potrebbe pensare a questo come un evento stagionale (tocchiamo…) e quindi si farà due domande, ma fortunatamente saprà darsi anche le giuste risposte!

Una buona cosa da fare però, potrebbe essere quella di compensare il calo di traffico duplicando la campagna e cambiando strategia! Esatto, proprio come avevamo detto in passato, il sistema si arrabbierà particolarmente, ma a noi questo, non interessa…

Facendo in questo modo, la campagna a tCPA lavorerà in fase bassa, raccogliendo i clic con alta probabilità di diventare conversioni, mentre la campagna con strategia differente (per esempio massimizza clic), lavorerà per portare traffico – magari momentaneamente sterile – sul quale però vogliamo lavorare in fase alta del funnel, con una dilatazione dei tempi di conversione.

Possiamo fare in modo che sapendo l’attitudine postuma alla conversione, questi utenti che arrivano dalle campagne traffico, siano soggetti al remarketing tra 30/40 giorni.

Insomma a tutto c’è una soluzione. Non discuto se sia corretto o meno alzare la quota impression con una campagna traffico. Dico solo che, se così volete fare, la cosa migliore sia quella di ricorrere al Doppio Cieco!

Una Dashboard Sinottica

2′ 10″ Tempo di lettura

Il reale problema dell’Account Summary Report, è che almeno per quanto concerne la programmazione di base, il forum Google Developer, non fornisce una soluzione all’annosa richiesta di una frammentazione analitica delle campagne, anche come semplice suddivisione tramite label.

In tale contesto, ci viene fortunatamente in soccorso Google Data Studio, come già ci aveva ampiamente illustrato Marco Maglio nel suo articolo dedicato alle Dashboard su Google Ads.

Ma vediamo di rispondere all’esigenza iniziale e creiamo una cosiddetta…

Dashboard Sinottica per Google Ads

Entrate dunque in Google Data Studio e scorrete verso il basso, selezionando la voce “aggiungi un filtro“. Selezionate la voce “campagna” e inserite come funzione “contiene” andando a mettere parte del nome, in modo da prendere in considerazione solo le campagne richieste.

Dalla scheda “Stile“, se vi infastidiscono i numeri a sinistra della tabella, potete usare la funzione “corpo tabella > numeri di riga” e deflaggarla, facendo in modo che scompaiano.

La scelta dei dati

Tra i dati a disposizione, ordinate ciò che vi occorre, ma nel nostro esempio prenderemo in analisi solo i clic. Attenzione però: abbiate l’accortezza di impostare come intervallo di date il valore “predefinito / automatico“.

Poi andate su “inserisci > intervallo di date“. In questo modo il sistema consentirà – una volta condivisa la dashboard – di avere dati aggiornati in base alla selezione effettuata volta volta dal fruitore.

Tornate poi su “Dati” – dopo aver selezionato la tabella – e inserite in basso nella scheda dateintervallo di date di confronto > periodo precedente“. In questo modo il sistema, cambiando la data dalla maschera di intervallo di date, riporterà lo stesso periodo immediatamente precedente alla selezione effettuata.

Quali dati occorre analizzare?

Chiaramente dipende dal filtro di campagna che avete impostato all’inizio, sulla base del nome, ma se vogliamo prendere come esempio una campagna ricerca, i dati che mi sento di consigliare – soprattutto in funzione del confronto data su data – sono i seguenti:

  • clic
  • impression
  • CTR
  • conversioni
  • costo conversione.

Un elemento davvero interessante, è anche la formattazione condizionale, attraverso la quale potete cambiare colore alle celle, sulla base del rendimento delle campagne.

La si configura da Stile, come regola. Una volta configurato il tutto e trasformato graficamente in qualcosa di accettabile, stampabile, ma soprattutto comprensibile, si può passare alla condivisione effettiva del report.

Lo scacchiere tattico è completo. In questo modo, potrete continuare a ricevere giornalmente l’Account Summary Report che tanto fa comodo a noi analisti e “tecnici”, ma molto poco serve al cliente… mentre il cliente, grazie a questa dashboard auto-aggiornabile e soprattutto grazie alla sua funzione di intervallo di date, avrà sempre sotto mano i dati sinottici della campagna.

Più a questo punto dotate il report di grafici e numeri di confronto, meglio sarà, garantendo la piena soddisfazione vostra e del cliente, che potrà leggere i dati di sintesi in modo semplice ed esaustivo.

Presidio o Arresto?

1′ 40″ Tempo di lettura

Mai titolo fu più evocativo, in tempi di emergenza da CoVid-19 anche se, se vivessimo in un romanzo, il tema sarebbe quasi più paragonabile a un “Orgoglio e pregiudizio“, di Jane Austen. Il 28 gennaio del 1813 la scrittrice inglese vide pubblicato il suo romanzo capolavoro e voi vi chiederete cosa questo c’entri con il marketing, Google Ads e soprattutto con l’emergenza sanitaria.

In realtà molto direi, perché sicuramente c’è una buona dose di pregiudizio, soprattutto nella cattiva gestione delle comunicazioni… ma soprattutto c’è una bella mancanza di orgoglio, quel sano ingrediente che per noi italiani dovrebbe e potrebbe essere un po’ come il buon pomodoro per la pizza o per la pasta.

Siamo diventati attendisti, pigri, spaventati. Completamente privi del senso di patria e di quell’orgoglio tutto italiano, che mettiamo in piedi unicamente quando di parla di calcio o di ben figurare col sesso opposto. L’Italia non è questa, almeno non per come me la immagino o la vivo io.

Presidio Pull, Arresto Push

Ed è per questo che alla domanda ormai quotidiana che ripete la litania se sia giusto stare o meno in campagna, io rispondo sì. Assolutamente. Evitiamo campagne push, perché in questo momento potrebbero essere viste come troppo invasive. Analizzano gli interessi e se invece volete vederla da un punto di vista opportunistico (vigliaccamente), gli interessi pregressi negli ultimi 15 giorni saranno radicalmente cambiati… date quindi tempo agli algoritmi di capirci qualcosa.

Quindi come detto niente push marketing. Ma assolutamente sì al pull, quindi ai motori di ricerca. Prima di tutto perché stando a casa, le persone – che sicuramente avranno riscoperto la bellezza della lettura e a tal proposito leggetevi il libro citato nelle prime righe – useranno un po’ del proprio tempo non solo per svernare sui social network, ma anche per cercare. E cercheranno di tutto, armate soprattutto di quella speranza di ripartenza che sicuramente dilaterà il tempo alla conversione, ma che giocherà, se ben seminato, un ottimo ruolo nella fase alta di interesse.

Occhio a non preoccuparvi per il CTR. Cala. E sapete perché? Due motivi anche qui. Prima di tutto perché a discapito di quanto pensiate, non è vero che si sono tutti fermati. In questo momento hanno spiccato il volo in tanti. Soprattutto quelli che aspettano il rilancio e la vivono come un’opportunità (e bastono chi invece pensa che sia una speculazione); secondariamente perché le ricerche potrebbero essere un po’ più disordinate… abbassando quindi l’incidenza 1:1 degli annunci e portando a qualche perdita di punti nel ranking.

Creazione Dashboard su Google Ads

2′ 10″ Tempo di lettura

Salve a tutti curiosi e smanettoni,
nell’ultimo articolo abbiamo creato un rapporto personalizzato. Ora andiamo a integrarlo con altre reportistiche utili e inserirlo in una dashboard.

Potremo inviare al cliente questa dashboard con la funzione di report e usarla come analisi del comportamento delle nostre campagne, settimana su settimana.

Quali rapporti inserire nella Dashboard di Google Ads

Decidere quali dati ritenere rilevanti, sarà a vostro rischio e pericolo! Quello che suggerisco è indicativo ed è sempre meglio concordare con il cliente basandoci sui suoi obiettivi e sui tipi di campagne che gestite per lui.

Inizio sempre con la tabella delle metriche settimanali (in cui ho parlato nell’articolo sui Rapporti Personalizzati). Segue poi un grafico a linee che tracciano graficamente l’andamento Impression / Clic. E’ utile inserire sempre delle versioni grafiche, perché alleggeriscono la lettura e restituiscono, a colpo d’occhio, dati significativi.

Successivamente inserisco le performance di campagna e di città, inserendo i campi che trovate nell’immagine qua sotto.

Report Performance Città

Come far mancare una bella analisi delle parole chiave? Ovviamente fondamentali nelle nostre campagne di ricerca, devono necessariamente presenziare. Inseriamo come dati interessanti:

  • Clic
  • Impression
  • CPC Medio
  • CTR
  • Conversioni
  • Costo

Analizziamo le Conversioni

Partiamo con un altro bel grafico a linee che mostra i dati di conversione e tasso di conversione. Per dare poi una vista un po’ più dettagliata, aggiungiamo una tabella che contenga “Azione di Conversione” e “Conversioni”.

Ora che faccio con questo report? Pianificando l’invio della dashboard non ricevi direttamente il pdf, ma solo una notifica. Clicca sul simbolo con la freccia per scaricare il report in pdf e, dopo averci dato una bella occhiata, invialo al cliente.

Consiglio – durante l’inizio della collaborazione con un cliente – di decidere accuratamente quelli che sono i dati che vi interessano e organizzare il report in base alle vostre necessità.

La piattaforma permette di creare molti tipi di rapporti personalizzati: a partire da tabelle e grafici a linee come quelli descritti in questo articolo, fino a grafici a torta o a bolle.

Scopriteli tutti e sfruttateli per semplificare e rendere comprensibili i vostri report. Ora che sapete tutto posso nominarvi: “Cavalieri della Dashboard Rotonda”!

Al prossimo articolo per altre piccole guide e suggerimenti.