Categoria: Google Ads

Trucchi, Strategie e Consigli per ottimizzare le tue campagne su Google Ads

Inserimento delle Località Target

1′ 50″ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni di Google Ads!
Ispirato da questa frase: “Vedo più cose degli altri perché so dove guardare” – testo scritto su una carta del famosissimo gioco Magic the Gathering – vorrei parlarvi delle località target.

Perché aggiungere località che copro già con la località “Italia”?

Partiamo dal concetto che ogni informazione in più, all’interno di una campagna, può spesso essere un vantaggio. Il fatto che una nostra campagna debba coprire l’intero territorio nazionale, non ci vieta di andare a scoprire, nel dettaglio, le performance delle singole regioni.

Quando impostiamo le località target in una campagna nazionale, ricordiamoci quindi di inserire tutte le regioni e di inserire comunque la dicitura Italia (questa dicitura ci permette di coprire anche il traffico con navigazione in incognito, che non viene localizzato in nessuna regione in particolare).

Come aggiungere rapidamente le località?

A seguire, potete trovare l’elenco delle regioni italiane da aggiungere collettivamente. Vediamo come fare: andiamo a selezionare la nostra campagna e clicchiamo sulla voce Località nel menù grigio chiaro a sinistra. Clicchiamo sul cerchietto blu contenente una matita bianca. Andiamo a spuntare la voce “Aggiungi Località Collettivamente” e incolliamo l’elenco, che trovate qui sotto, nella casella di testo comparsa. Salviamo.

Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia-Romagna
Friuli Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino-Alto Adige
Umbria
Valle d’Aosta
Veneto

Cosa posso vedere, o fare, con questi dati?

Possiamo decidere, per esempio, di staccare una regione che sta cannibalizzando il budget che dovrebbe coprire l’intera nazione, oppure rimuovere determinate regioni che macinano tanto budget senza portarci mai a conversione. Ci permette, inoltre, di effettuare aggiustamenti d’offerta, focalizzandoli sulla regione che meglio performa con percentuali positive, o peggio, performa con percentuali negative.

Questo tipo di focalizzazione può essere effettuata restringendo sempre di più il focus. Possiamo inserire per esempio province e città o, addirittura, creare una superficie circolare partendo da un determinato indirizzo.

Vi invito a studiare con attenzione questo tipo di monitoraggio, perché porta a informazioni davvero utili e interessanti. Seguite gli altri miei consigli e date un occhio alla pulizia dei termini di ricerca!

Pulizia dei Termini di Ricerca

3′ 30″ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni,
sappiamo bene che le persone che popolano il mondo sono esseri strani e mi è capitato di vedere le mie parole chiave, attivarsi con dei “termini di ricerca” tra i più folli e fantasiosi. Vorrei potervi regalare una risata rivelandovene alcuni ma, emozioni del genere, sono riservate a serate accompagnate da un bicchiere di whisky.

Pulizia dei Termini e aumento Impression…

Questi termini di ricerca – che non rispecchiano il nostro target – per quanto divertenti, ci danneggiano non poco. Aumentano le nostre impression riducendo, nella migliore delle ipotesi, il nostro CTR. Nella peggiore riceviamo invece clic inutili, che pagheremo cari e aumenteranno la nostra frequenza di rimbalzo.

Come risolviamo il problema dei Termini di Ricerca inutili?

La risposta è semplice ma, all’inizio, lunga e noiosa. Vi racconto quindi il mio metodo! Dobbiamo spulciare tutti i termini di ricerca e trovare quelli che non sono consoni (Google li chiama termini da escludere). Il lavoro si sviluppa in 4 fasi.

Fase 1 – Scarichiamo i termini di ricerca

Selezioniamo dalla piattaforma il periodo scelto per l’analisi. Consiglio di fare almeno una settimana completa. Senza aver selezionato nessuna campagna, andiamo nella barra grigia a sinistra e selezioniamo parole chiave e successivamente termini di ricerca. Vedremo un bellissimo elenco dei termini di ricerca che hanno attivato le nostre chiavi. Clicchiamo su scarica e scegliamo (per esempio) il formato .xlsx. Mettiamolo sul nostro Google Drive. Apriamolo con fogli di Google e inseriamo una colonna a destra dei termini di ricerca.

Fase 2 – Pulizia a Frase

Scorrendo tra i termini di ricerca, inserite una “X” nella colonna creata in corrispondenza dei termini di ricerca che non ci interessano. Sfogliati tutti, creiamo un filtro lasciando “accesi” solo i termini che abbiamo evidenziato come non consoni. Quando andremo a inserirli, dovranno già essere messi tutti tra virgolette.

Fase 3 – Pulizia in Generica

Dopo aver applicato il filtro, vedremo solo le ricerche che non ci aiutano. Potremmo trovare dei termini che accomunano diverse ricerche. Vi faccio un esempio per renderla più semplice: immaginiamo che Marco Maglio sia il mio brand e che io produca orologi. Contemporaneamente un mio omonimo ha un’azienda che produce occhiali. Potremmo trovare “Marco Maglio Occhiali” tra i termini di ricerca nella nostra campagna “Brand Protection” oppure “Bacchette per Occhiali Marco Maglio”.

Analizzando i termini di ricerca troveremo delle generiche che ci risolvano il problema. In questo caso scriveremo:

  • occhiali,
  • bacchette,
  • lenti,
  • naselli
  • … e via dicendo.

Fase 4 – Creazione e applicazione dell’elenco delle parole chiave escluse

Selezioniamo in alto a destra “Strumenti e Impostazioni” e, nella colonna Libreria Condivisa, selezioniamo elenchi di parole chiave escluse. Creiamo un elenco nuovo cliccando sul “+”. Diamogli il nome; suggerisco di rinominarlo con il mese in corso e di aggiungere ogni settimana nuovi termini perché gli elenchi sono limitati a 20 per account contenenti massimo 5.000 parole ciascuno.

Torniamo al nostro file Drive e copiamo/incolliamo i termini di ricerca della fase 2 e della fase 3. Salviamo per verificare che non ci siano degli errori da sistemare. Ora selezioniamo il nostro elenco e andiamo, scorrendo verso il basso, ad applicarlo alle nostre campagne. Selezioniamo le campagne che ci interessano e poi clicchiamo su applica a campagne.

Tips & Tricks

Suggerisco sempre di fare la pulizia dei termini di ricerca con cadenze sempre più strette in funzione della “giovinezza” dell’account. Partendo da ogni 48 ore e, via via che i termini da eliminare diminuiscono, prolungarlo fino a una volta alla settimana. Consiglio sempre che la fase 2 venga fatta insieme al cliente, perché molto più immerso nella terminologia di settore e che da voi passi solo la fase 3.

Visto il limite dei 20 elenchi per account, consiglio di compattare gli elenchi dell’anno passato in 1 solo.

Apriamo un elenco del 2018 – per esempio Gennaio 2018 – e rinominiamolo “2018” poi entriamo in ogni elenco del 2018 e selezioniamo tutti i termini.
Command + C (Ctrl + C per i miscredenti su Windows) e tornando nell’elenco chiamato 2018, andiamo ad aggiungere nuovi termini premendo Command + V (Ctrl + V, sempre per i miscredenti su Windows). Prima di dare la conferma, cancelliamo le ultime righe lasciando solo le corrispondenze.

Terminiamo di farlo con tutti gli elenchi e, fatta eccezione per quello rinominato, rimuoviamoli dalle campagne ed eliminiamoli. Entriamo quindi nell’elenco chiamato 2018 e mettendoli in ordine alfabetico scorriamo fino a dove troveremo “Corrispondenza a Frase” e “Corrispondenza Generica” e li rimuoviamo. Con questa strategia, in qualche minuto, troveremo tutto lo spazio per creare le liste che ci interessano.

E se vuoi altri consigli su come tenere sotto controllo il tuo account, parti da un fantastico script! L’Account Summary Report!

Link Checker

1′ 50″ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni!
Quante volte il vostro sito – o quello di un cliente – è andato offline? Quante volte il webmaster ha modificato gli URL senza avvisarvi per farvi cambiare gli atterraggi dei vostri annunci (c’è un girone dantesco per loro, in cui, senza che abbiano salvato ore di lavoro, gli staccano la spina del PC)?

Come evitare di cadere dalle nuvole? Un meraviglioso script chiamato Link Checker. Script che continua il filone “orwelliano” partito con l’articolo di settimana scorsa sull’Account Summary Report.

Cosa fa il Link Checker?

Posso rispondere: miracoli? Controlla infatti gli atterraggi degli annunci, gli URL dedicati delle keyword e i sitelink e se trova un errore di risposta vi manda un’email contenente il link al vostro foglio di calcolo, su cui potete vedere quale annuncio, sitelink o URL risulti corrotto.

Come si crea il Link Checker?

Lo potete creare dalla piattaforma. Clicchiamo su “strumenti e impostazioni” poi su “script”. Creiamo un nuovo script con il pulsante “+” e cancelliamo il testo già presente incollandogli quello che troviamo su questo URL chiamato source code. Dopo averlo incollato, creiamo il nostro file sul Drive salvando questo foglio di calcolo.

Personalizzare il Link Checker

Per prima cosa modifichiamo il codice sorgente. Alla riga 48 inseriamo l’URL del nostro foglio di calcolo e alla riga 52 l’email su cui vogliamo ricevere la notifica di errore.

Fatto? Adesso rinominiamo e clicchiamo su “anteprima”. Dopo aver chiesto l’autorizzazione ad accedere e modificare l’account Google Ads, clicchiamo su “esegui”. Il tempo necessario varia in base alle “dimensioni” dell’account da verificare.

Pianificare l’invio del Link Checker

Chiuso lo script andiamo a cliccare su “frequenza” e inseriamo quando fargli effettuare la verifica. Io, che ho una lunga lista di “fisse”, lo faccio girare tutti i giorni. Consiglio di impostare almeno 2 ore prima dell’orario in cui finite di lavorare. Se doveste ricevere un’email, significa che c’è qualche problema e vi lascerete l’ultima parte della giornata (quella in cui si fanno più errori) per risolvere questi problemini.

Speriamo che gli URL capricciosi siano un paio al massimo, in caso contrario mettetevi pure nella posizione dell’URLo di Munch e piangete disperati. Vi capirei. Lo faccio anche io di tanto in tanto.

Account Summary Report

3′ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni!
Qual è la mia più grande paura? Ragni? Serpenti? No! Che un cliente mi scriva che c’è qualcosa che non va nel suo account Ads e io non me ne sono accorto… Avere una visione “orwelliana” degli account è fondamentale. Vediamo quindi uno script semplice e utilissimo: l’Account Summary Report.

Perché l’Account Summary Report

Parto dal perché. Puoi vedere ogni giorno le prestazione del tuo account confrontando i risultati di:

  • Yesterday – ovviamente ti fornisce i dati dell’ultimo giorno completo.
  • Two Days Ago – per effettuare un paragone giorno su giorno.
  • A Week Ago – per comparare con i risultati dello stesso giorno della settimana precedente.

Altra funzionalità spesso ignorata è il confronto dei dati dalla creazione del Summary Report. Questo report, oltre a inviarti un’email, registra tutti i dati su un foglio di calcolo nel tuo account Drive, che puoi consultare in ogni momento.

Attenzione a un dettaglio importante… il file su Drive, non aggiorna la Conversion Value nel tempo, cioè se una conversione viene attribuita parzialmente a un giorno precedente al giorno di riferimento del report, nella tabella vedrete il valore originale e non quello “post-Attribuzione”.

Come e dove creare l’Account Summary Report

Lo puoi creare dalla piattaforma. Cliccando su Strumenti e Impostazioni poi su Script. Crea un nuovo script con il pulsante “+” e cancella il testo già presente incollandogli quello che trovi cliccando qui, chiamato Source code. Dopo averlo incollato, creiamo il nostro file su Drive, salvando questo Foglio di Calcolo e inserendo l’email su cui vogliamo ricevere il report e l’ID del nostro account Google Ads da monitorare.

Personalizzare l’Account Summary Report

Dopo averlo incollato, andiamo a modificare i parametri necessari per il funzionamento:

  • Riga 42: all’interno delle virgolette inseriamo l’URL del nostro foglio di calcolo.
  • Riga 166: troverete scritto -5 è un errore dobbiamo mettere -6 per avere i dati di una settimana prima.
  • Riga 213: mettiamo dopo il testo Summary Report e prima dell’apostrofo, il nome del nostro cliente.

Ora passiamo alla personalizzazione in base alle nostre esigenze: dalla riga 59 troviamo i parametri che compariranno nel nostro report. Nell’immagine seguente, potete vedere la mia personale impostazione per un sito ecommerce.

Account Summary Report

Nel caso non siate interessati a vedere il valore delle conversioni, o qualsiasi altro valore, basta rimuovere tutta la riga. Se volete tradurli in italiano – o rinominarli – basta modificare la dicitura dopo il displayName, avendo cura di mantenere le virgolette.

Per esempio se voglio che il ConversionRate diventi il Tasso di Conversione, sostituirò la riga 66 con questa stringa:

{columnName: 'ConversionRate', displayName: 'Tasso di Conversione'},

Terminata la personalizzazione, rinominiamo lo script e clicchiamo su Anteprima. Dopo aver chiesto l’autorizzazione ad accedere e modificare l’account Google Ads, cliccate su “esegui” e andate a controllare la vostra email.

Pianificare l’invio dell’Account Summary Report

Dopo aver salvato e chiuso lo script, andiamo a impostare l’invio. Cliccando sulla colonna frequenza, accanto al nostro script, si può decidere quando riceverlo. Io consiglio tutti i giorni. A che ora? Per esperienza vi consiglio di metterlo alla mattina presto. Abbastanza presto da non disturbare perché la “modalità sonno” del telefono è ancora attiva, ma che possa rappresentare per te la prima attività della mattina. Se infatti dovessi notare un problema su un account, avrai il tempo di fare le tue verifiche prima che il cliente ti chiami tirandoti accidenti!

Segui il mio consiglio e ti sentirai un po’ come il “Grande Fratello” di Orwell, che tutto vede e tutto controlla.

Ecco… vi ricordate quando ci chiedevamo se Google Ads funziona? Questo script, almeno, vi consentirà di avere tutto sotto controllo!

Simulatore di Offerta su Google Ads

1′ 30″ Tempo di lettura

Salve a tutti curiosi e smanettoni del Keyword Bidding! Oggi parliamo del Simulatore di Offerta su Google Ads. Pazzesca sfera di cristallo che prevede il futuro o “peschino” per i creduloni? Né la prima, né la seconda.

Simulatore di Offerta Google Ads

Come funziona il Simulatore di Offerta

La piattaforma analizza i dati degli ultimi sette giorni e fa un po’ come amava dire mio nonno: “Se tu avessi fatto…“. In sostanza nessuna sfera di cristallo, ma solo i risultati basati sull’esperienza dei dati pregressi.

Il Simulatore di Offerta su Google Ads, è un tool utilissimo, ma attenzione a come lo usiamo. A ridosso di eventi particolari – come per esempio il Black Friday – l’aspettativa di crescita del traffico può smentire queste stime.

Qualche consiglio…

Un paio di consigli prima di “ascoltare” la piattaforma. I fattori che vengono valutati nella stima sono:

  • Punteggio di Qualità.
  • Traffico delle Parole Chiave.
  • Offerte della Concorrenza nelle Aste.

Quindi diamo in pasto alla piattaforma la nostra miglior versione prima di farci “correggere”. Ottimizziamo al meglio la campagna, rendiamo il punteggio di qualità al massimo in ogni annuncio e inseriamo nuove parole chiave (sfruttiamo a questo proposito lo strumento di pianificazione delle parole chiave della piattaforma).

Raggiunto questo traguardo ascoltiamo quello che la piattaforma ci dice. Non serve spiegarlo, ma “a non dirlo si fa peccato”, le stime sulle conversioni sono estremamente rilevanti quindi impostatele sempre. Io sono amante della strategia a CPA Target e Google sta spingendo tutte le strategie verso il Machine Learning quindi, vi prego, non facciamo girare la piattaforma alla cieca.

Senza sapere cosa fare e grazie all’intelligenza artificiale di Google, la piattaforma potrebbe crearsi un’anima propria e, confusa dalla mancanza di ordini, pubblicare pubblicità di bistecche a un vegetariano o mostrare annunci di shampoo a qualche calvo…!

Sono un po’ catastrofico, ma ricordiamoci l’importanza delle conversioni anche nell’ottica delle stime. Importante avere clic, ma devono portarci a un obiettivo concreto, se il nostro scopo non è lavorare nella fase alta del funnel.

In conclusione…

Piccola opinione personale: ascoltate la piattaforma e fate in modo di crederle (o portare i vostri clienti a crederle) perché spesso vi sta dando il consiglio giusto. Date il tempo che vi chiede, per capire come comportarsi e non dimenticate che il Machine Learning è [già] il futuro e più dati gli regaliamo, meglio lavorerà per noi.

ROAS vs CPA

2′ 10″ Tempo di lettura

Tecnicamente la vostra risposta potrebbe essere ROAS se ho un ecommerce, CPA se faccio lead generation… e magari siamo anche sulla buona strada, ma in realtà le due strategie non si escludono tra loro.

Prima di tutto, un ecommerce che ben funziona, dovrebbe sapere a quanto ammonta lo scontrino medio. Vale a dire il valore medio dell’ordine fatto online, che è solitamente stabile, a differenza di quanto accade nel mondo fisico. Questo perché nell’online ha un ruolo determinante la soglia delle spese di spedizione.

Spese gratis o Soglia?

Se state alzando la mano per dire che su Amazon comprate anche spendendo pochi euro approfittando del pacchetto Prime, vi fermo. Market Place di questo tipo lasciamoli fuori dalla nostra analisi. Se invece avete in gestione – per fare un esempio – uno store di abbigliamento, sapete benissimo che l’ordine medio solitamente non cambia. Questo vuol dire che stanti i costi di produzione, usare ROAS target, potrebbe essere pure peggio di una strategia a tCPA, definendo il costo massimo spendibile per ogni singolo acquisto.

Shopping vs Search per ROAS vs CPA

Evidentemente la Shopping si nutre di ROAS, ma parliamo di una campagna nella quale le chiavi vengono scelte dal sistema quando scova un utente “in-market“, provare quindi a usare una strategia a tCPA per una campagna Search di assist alla Shopping, potrebbe essere molto utile!

Ragioniamo a voce alta. Se la Shopping è un clic intermedio e l’ordine si consuma dopo l’ultimo clic di fase bassa in Search, non sarebbe intrigante tenere la Shopping a ROAS e la Search a tCPA?

Bene… spostiamoci adesso nel comparto dei lead, dove di default direste di usare la CPA. Questo avviene perché non è quasi mai chiaro il valore reale del lead. In molti casi la pressione sale al punto tale che i lead aumentano, ma – vi sarà familiare come affermazione – la qualità cala (cosa che capita spesso quando si usano gli incroci Google Ads / Facebook Ads).

Ma cosa succederebbe se riuscissimo a calcolare – stante una stabilità delle conversioni – quanti lead occorrono per avere un cliente? In questo caso, determinato il valore del cliente, potremmo tranquillamente dividerlo per il numero dei lead e ottenere il valore “ipotetico” del contatto.

Se ogni 10 lead (media) si chiude una polizza da 100€, risulterà evidente che il valore di ogni singolo lead sarà pari a 10€. Questo metterà la vostra strategia di lead generation a lavorare con strategia a ROAS, contro una galassia di campagne esattamente identiche, che però lavorano a tCPA. Intrigante no?

E pensate un po’ come potrebbe reagire una campagna di Lead Generation collegata alla compilazione di un modulo form da estensione Google Ads

Una Buona Strategia per Google Ads

2’30” Tempo di lettura

Tempo fa avevo scritto di come esistessero – sempre più pronunciati – dei forti dubbi sul moderno funzionamento di Google Ads.

Poi siamo balzati a parlare in modo quasi maniacale, di quanto siano importanti le campagne locali, lanciando il nostro hashtag #GlocalAds… ma Google attualmente offre davvero poche opportunità dirette per il negozio. Basti pensare che le campagne locali su Google Ads, vogliono ancora oggi almeno 10 punti vendita sui quali poter “ragionare”.

Allora evitiamoci, almeno per il momento, discussioni sui “drive to store” e concentriamoci su quanto la piattaforma mette a disposizione.

Sono una PMI, quale strategia per Google Ads?

L’ideale come spesso [e ultimamente] mi capita di affermare, è partire dalle particelle elementari di Google Ads, per prendere dimestichezza con la piattaforma e poi aspettare che si evolva naturalmente. In tale contesto è come fare un passo indietro… tornando ai magnifici anni pionieristici dell’allora Google AdWords.

Corrispondenza Generica e CPC manuale

Si parte quindi con una campagna elementare, con all’interno una serie – limitata meglio se a 3/5 termini – di parole chiave a corrispondenza generica, che andremo a pulire, inserendo chiavi a corrispondenza inversa, ogni uno, due giorni al massimo. La strategia da usare in questo momento è quella in CPC manuale, garantendo, grazie alla scrematura dei termini di ricerca, di iniziare a ottenere conversioni.

Guardate pure al CPC medio in questa fase, ma senza preoccuparsi troppo. Concentratevi piuttosto sulla quantità di conversioni e sul loro costo, giusto per apprezzare quello che avverrà con gli step successivi.

Massimizza conversioni

Ottenute le prime conversioni, il sistema sarà pronto per evolversi al primo stadio. Abbandonate quindi il modello di strategia a CPC manuale e passate in ottimizzazione di conversioni.

In questo modo la piattaforma farà lavorare le chiavi per portare conversioni. Non importa qui il valore reale del CPA, quello che conta è che la campagna inizierà ad aumentare il raggiungimento degli obiettivi.

CPA target, step finale

Quando la strategia a massimizza conversioni – proseguendo nella pulizia delle query – avrà raggiunto un valore di CPA ottimale, potrete passare dunque al cambio definitivo: CPA target.

Questo tipo di strategia è davvero elementare, ma il dato sorprendente è che il risultato è palpabile a medio termine e già dall’inizio, pur lavorando in CPC manuale e quindi apparentemente senza automazione, l’intelligenza di Google Ads, sarà sensibile alle chiavi che producono conversioni.

Tutto questo è reso possibile dalla più semplice particella della piattaforma: la corrispondenza generica!

Estensione di Modulo Lead

2′ Tempo di lettura

Ultime nate, almeno nel momento in cui scriviamo, le estensioni di Modulo Lead sono arrivate in Italia dopo un lungo periodo di beta in altri paesi. Sono capitate un po’ per caso sul nostro palcoscenico, ma credo che questo – come ho già avuto modo di scrivere – rientri in un’ottica di avvicinamento a molte opzioni di Facebook che funzionano molto bene.

Uno degli esempi più eclatanti, sono stati a suo tempo gli annunci della Galleria su Google Ads, disponibili solo su ricerca da mobile.

L’analisi, verte però dal mio punto di vista sull’efficacia di alcuni elementi Facebook, rispetto a quelli Google. Questo in un momento nel quale Google sta rivoluzionando il suo stesso impatto nel Customer Journey, rendendosi conto che molte volte opera solo in fase alta.

L’utente quindi cerca, ma poi la sua convinzione e quindi l’approdo in fase bassa, lo abbiamo quando è il prodotto che lo insegue. Ambiente nel quale opera divinamente Facebook. Un modulo di contatto Facebook infatti interviene nel momento in cui la navigazione – se vogliamo – è “distratta”. Non volendo uscire dalla piattaforma, si predilige quindi compilare velocemente un modulo e aspettare che sia l’azienda a fare il passo successivo.

L’estensione di Modulo Lead invece, avviene dopo la ricerca dell’utente e ha due svantaggi dal mio punto di vista.
Il primo è nello – almeno per ora – scarso uso dell’estensione da parte dei publisher. Di fatto dopo una ricerca, si presuppone un atterraggio [su sito web]. Se tutti i publisher scelgono il modulo di lead, allora l’utente potrebbe essere invogliato a chiedere informazioni velocemente, risparmiando tempo. Ma cosa succede se gli annunci che hanno il modulo sono solo pochi?

E qui c’è il secondo svantaggio. Il costo per clic, si paga quando si apre il modulo, non quando questo viene compilato! Infatti la compilazione stessa diventa una conversione. Questo può voler dire un enorme aumento dei costi di campagna, contestualizzato alla semplice apertura della form, ma senza poi ricevere il lead.

Un po’ come accade quindi con il CTR e il costo per clic degli annunci su Gmail, dove di fatto si paga dal passaggio di status tra l’annuncio collapsed a quello expanded. In questo contesto, rischiamo di avere CTR plebiscitari, costi più alti, ma in termini di lead? Quali benefici?

Il costo per lead è quindi opportuno calcolarlo sul contatto effettivo. E’ qui che dovrete verificare l’effettivo funzionamento della campagna. Se vogliamo niente di diverso con quanto avviene nelle campagne “Solo Chiamata”.

Insomma… un ambiente tutto da esplorare, sul quale mi riprometto di tornare in futuro con dati più concreti. Nel frattempo, buon test e spero che vogliate condividere con me i vostri risultati!

Doppio Cieco

2′ Tempo di lettura

Premetto che tutta la spiegazione della strategia in Doppio Cieco, sarà disponibile dal 2020, con l’uscita del mio nuovo libro per Hoepli, che abbiamo scritto a quattro mani con Carmelo Samperi e con la collaborazione di illustri ospiti!

In questo articolo dedicato al #GoogleAdsFridayTips, metterò quindi solo le basi, lasciando ai cari lettori, la facoltà di applicare in autonomia la strategia e senza spiegarne le conseguenze, che ovviamente non possono di certo essere negative! Mai vi farei un torto di questo tipo.

Il Doppio Cieco è un reale esperimento scientifico, che però ho particolarmente apprezzato, da un punto di vista figurativo, guardando una puntata della serie Agent of Shield (episodio 1.16 “La Fine del Principio“, attualmente disponibile su Netflix).

L’obiettivo è quello di mettere insieme due persone fornendo a queste solo un dato parziale, al fine di non influenzarne le successive decisioni. In questo modo una delle due persone avrà un dato fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo, mentre l’altra avrà l’altro, differente, ma sinergicamente collegato al primo.

Il Terzo attore del Doppio Cieco

Per poter funzionare, il Doppio Cieco ha però bisogno di interlocutori terzi, che di fatto avranno il compito – evidentemente involontario e casuale – di complicare la vita ai due protagonisti.

Adesso, siccome parliamo di Google Ads, vi svelo che i due protagonisti del doppio cieco sono due parole chiave. La prima è una parola che normalmente porta conversioni, mentre la seconda è una parola di traffico, di fase alta. Google Ads è chiaramente il terzo attore.

Immaginiamo quindi di avere più campagne, nelle quali in tutti i casi sono presenti le due chiavi, ma in sequenza alternata. Se A e B sono chiavi di conversione e C e D, chiavi di fase alta, le campagne saranno così composte:

  • Campagna 1 – A + C
  • Campagna 2 – B + D
  • Campagna 3 – A + D
  • Campagna 4 – B + C

Attenzione, per non complicarsi la vita, è importante che utilizziate per il Doppio Cieco, solo le parole chiave dell’account che performano meglio. Altrimenti il numero di combinazioni diventerebbe troppo ampio.

Le notifiche di Google Ads

A questo punto vedrete che lanciando le campagne, Google Ads notificherà l’anomalia gestionale delle stesse, perché non accetta la presenza delle chiavi in campagne diverse.

Per complicargli la vita, andate a impostare come strategia di offerta per le 4 campagne la CPA e usate un budget condiviso. Se state storcendo la bocca, sappiate che il budget condiviso in strategie a CPA è possibile tenerlo.

Le 4 campagne avranno a questo punto 4 diversi funnel, con medesimo obiettivo e medesimo budget.

Benissimo. Io mi fermo qui e vedremo nel libro cosa succede dopo questa apparentemente cervellotica situazione. Nel frattempo, sperimentate e magari fatemi sapere.

Ma Google Ads Funziona?

2′ 40″ Tempo di lettura

Saprete credo quasi tutti da quanto lavoro con Google. Mi ricordo che mentre stavo facendo campagne su Overture, un cliente che aveva un agriturismo, mi chiese se potevamo provare a lavorare su Google AdWords. Io risposi che in Italia Google non sembrava essere molto utilizzato, ma siccome lui stava lavorando con la Germania, potevamo sicuramente fare una prova.

Google AdWords funzionava…

Ebbene sì, i risultati furono da subito sorprendenti, perché mentre Overture era una sorta di asta a rialzo, Google da subito aveva quella romantica visione di ranking che mi piaceva molto. E lì iniziò la mia avventura con Google, del quale oggi sono Product Expert, Ambassador e Premier Partner (con Blubit), Academy e chi più ne ha più ne metta.

Ma bando alle ciance, voi volete sapere se Google Ads funziona e non se Google AdWords funzionava! Giusto? Ebbene sì, Google Ads funziona ancora, ma con dei ma e dei se purtroppo.

Arriva il Machine Learning

Già, il Machine Learning, lo Smart Bidding, l’Intelligenza Artificiale, tutte cose che hanno impiegato un bel po’ di tempo a capire come avrebbero dovuto funzionare e che nel tempo hanno mangiato budget a migliaia di clienti. Gli stessi clienti che oggi ancora si domandano se lavorare su Google convenga o meno.

La risposta che do’ io non è più quella di una volta. Metto tutti in guardia e metto in guardia anche te, che tu sia consulente o azienda. Perché Google, come ho sempre sostenuto – basti pensare a quanto ho scritto anche nel 2013 nel mio primo libro “I Segreti di Google AdWords” – la piattaforma non è da ritenersi isolata, ma funzionale all’interno di un piano marketing strutturato e funnellizzato.

Oggi più che mai funziona se viene concepito come un percorso nel quale la ricerca non necessariamente sta in fondo al funnel, ma lavora anche in fase alta e magari lascia spazio a quel Facebook Ads che mentre prima lavorava a tentativi, oggi grazie alle nicchie di interesse lavora sia sull’online, che sull’offline, in modo capillare e funzionale.

Insomma, in definitiva la risposta alla domanda se Google Ads funziona, è ancora sì. Ma smettete di lamentarvi se non vedete l’annuncio, perché non funziona così, non ha mai funzionato così e non funzionerà mai così, soprattutto da quando il CPC è ormai una vanity metric e conviene primariamente guardare a quanto vi costa una conversione!