Categoria: Google Ads

Trucchi, Strategie e Consigli per ottimizzare le tue campagne su Google Ads

10 Regole Auree per Google Ads

Abitudine ciclica, soprattutto grazie alle imbeccate che sapientemente la Community degli Inserzionisti Google Ads – della quale sono Esperto di Prodotto Platino – ci allieta, è sparare un decalogo (o simile) su quelli che sono consigli di base per una campagna Google Ads che si rispetti.

Attenzione, detto, scritto e letto come sopra, può sembrare un “tanto lo devo fare, perché tanto c’è chi lo legge“, ma in realtà sappiate che è uno degli articoli che più sovente leggo volentieri (quando fatti da altri), perché è uno dei metodi di confronto più sintetici, ma suggestivi, che la rete possa offrire.

Nel twittabile concetto di “bullet point”, si nasconde una pletora di informazioni golose, che in questo tardo Q3 del 2020, che si appresta a essere di generale Rilancio (leggere tutti gli articoli su Il Rilancio del Turismo, non farebbe male…), può essere davvero utile.

Rilancio portato speriamo da azioni di marketing sapienti, ma anche dalla consapevolezza che nel 2021 non si può più scherzare, bisogna mettere da parte i millantatori e i ciarlatani, perché ci stiamo avvicinando al marketing dei cookie morti… quindi addio profilature, addio segmenti, addio marketing moderno, perché torneremo a un periodo di oscurantismo da Repubblica dei Sith, che… parliamoci chiaro. Se le cose si faranno per bene, cambierà “poco”… ma ove si vorrà millantare, ci saranno catastrofi.

Diffidate. E’ la parola d’ordine numero 1.

10 Regole Auree per Google Ads, nel 2021

  1. Esponiti con le corrispondenze generiche

Dimenticate il controllo totale sugli annunci. Le aste non si vincono con la maniacale selezione delle corrispondenze. Aprite ogni fianco possibile alle opportunità, lasciando libero sfogo al Machine Learning.
Poche chiavi generiche, e via libera alle esclusioni da menu termini di ricerca.

2. 2 Annunci di testo + 1 adattabile

Trovate il tempo di creare sempre lo schema 2+1 per gli annunci. 2 annunci di testo e uno adattabile. Soprattutto l’adattabile, che vi dà la possibilità di essere immediatamente valutato dal sistema, tenetelo almeno a livello “buono”.

3. Si parte a CPC manuale

Nessuna vergogna qui. Soprattutto negli atteggiamenti prudenziali, cercate di prendere sempre dimestichezza con le prime scosse in campagna. Partite in CPC manuale e tenete la campagna al guinzaglio per qualche giorno. Idealmente in 3/4 giorni, massimo una settimana, avrete dati sufficienti per passare a una strategia Smart.

4. Impostare sempre le conversioni

Se non avete conversioni, inutile far partire la campagna. Questo deve essere chiaro. Sono campagne destinate a morire, a spendere e soprattutto a farvi venire mal di fegato. Quindi sempre [almeno] una conversione. Quando non ne avete una “forte”, va bene qualsiasi cosa… anche il numero di pagine viste è una conversione accettabile per iniziare a educare il sistema.

5. Conversioni e KPI

Non confondete un’aggiunta al carrello con un acquisto. Lavorate cercando di selezionare la giusta conversione per specifica campagna (sì, da qualche tempo di può fare) e soprattutto, se la conversione è veramente superflua, semplicemente analizzatela, ma senza inserirla in colonne. In questo modo le campagne non cercheranno di portare risultati su questa azione.

6. Usate tutte le estensioni utili

Aumentano spazio, convincono l’utente, aumentano il ranking e non costano. Usatele tutte e non esiste che non otteniate benefici. Quando queste non vi servono (può succedere per esempio che non vi sia compatibilità con quelle di prezzo, per dirne una), andate in scheda consigli e spiegate al sistema che non potete usare l’estensione. Questo vi farà aumentare di punteggio.

7. Rete Display, sì grazie

Senza non si copre [quasi] mai la fase alta del funnel. Oltretutto trasforma il vostro marketing monotematico, in un marketing multi-canale… che non fa mai male. Usate soprattutto i formati adattabili e cercate di provare diversi tipi di profilature, argomenti, parola chiave, ma anche la semplice profilatura per fascia demografica.

8. Ecommerce = ROAS

Fermo restando che dovete provare tutte le tipologie di campagna ecommerce, sfruttando anche le Discovery, le True View for Action su YouTube e le Smart, cercate di imporre alla piattaforma di leggere il valore della conversione. Avere campagne Shopping senza che lavorino a ROAS è un suicidio tattico imperdonabile.

9. YouTube!

Passate il vostro tempo a fare video e foto col vostro smartphone e non avete il tempo di fare qualcosa di promovibile? Per favore… mano al telefono e via con un video spendibile su YouTube. Sbirciate i competitor e chiaramente, se avete budget investite qualcosa anche sul professionale… ci mancherebbe! Ma aspettare alla finestra oggi sul tema video, è inaccettabile. Più che mai, chi si ferma è perduto.

10. Report e Data Studio

Manuali, automatizzati, con Google Data Studio o di piattaforma. Scegliete un po’ quello che volete. Ci sono anche tanti tutorial di script in rete. Qualcuno lo trovate anche sul mio Blog, come l’Account Summary Report. Tutto questo perché dovete abituarvi a tenere sotto controllo l’account. Attenzione… non ho detto a fare modifiche tutti i giorni. Ma ad abituarvi a capire come cambiano i dati giorno su giorno e a sapere dove mettere le mani, perché è vero che le vostre campagne gireranno in Machine Learning… ma è altrettanto vero, che la manina ce la dovete mettere anche voi… Differenza tra massa e individuo. No?

Ranking delle Parole Chiave su Google Ads

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Il Rilancio del Turismo.
Articolo 6.

Ne abbiamo parlato anche nei giorni scorsi e fortunatamente oggi su Il Sole 24 Ore del 31 agosto, la settimana inizia in modo assolutamente convincente. Di sprone – se puliamo i dati ferali e guardiamo alla nostra parola d’ordine: rilancio –, l’articolo di Flavia Landolfi nel quale elenca una serie importante di misure a supporto del Turismo – lanciate dalle Regioni – alcune delle quali anche a fondo perduto.

Ne avevamo parlato anche nell’ultimo Mezz’Ora a Testa, o meglio nello spin-off “Contributi all’Innovazione“, che vi potete guardare con calma qua sotto.

Come si Calcola il Ranking

Sintetizziamo quanto detto nel video 6 sul Turismo. In Google Ads esistono le corrispondenze delle parole chiave, per le quali è forse più semplice dare un occhio al video qua sotto e vedere poi le varie declinazioni spiegate nei successivi.

Tema di questo articolo è quindi l’uso delle parole chiave sulla Rete Ricerca di Google Ads. Negli articoli precedenti abbiamo parlato di “aggressione” della fase alta usando la Rete Display, perché economicamente meno “pericoloso”… ma abbiamo anche parlato di un’attitudine non propriamente corretta, che nasce solo dalla prudenza. L’eccesso di prudenza, in un marketing digitale basato sulla repentina assegnazione di un punteggio ottenuto con bias cognitivi e che il sistema di Intelligenza Artificiale deve interpretare, decidere se vincente e partecipare all’asta… diventa un elemento di chiaro disturbo.

Il tema dunque si deve quindi concentrare su quali elementi compongono la base solida del ranking di una campagna ricerca e perché sia meglio usare una corrispondenza esatta, invece di una generica (o di altre corrispondenze).

Elementi primari del Ranking delle Parole Chiave

Il ranking è una serie di elementi, che poggia le sue radici su:

  • Attinenza tra chiave e query
    Più la query è simile alla parola chiave, più è alto il punteggio.
  • Presenza della parola chiave nell’annuncio
  • Attinenza tra query / chiave / landing page

Stante il funzionamento delle parole chiave, capiamo quindi perché è meglio usare una esatta nel funnel alto.
[vacanza] siamo sicuri che si attiverà con query vacanza e quindi potremo creare un annuncio e una landing calzante al 100% sul tema richiesto. Sicuramente un tema generico, ma che ci garantirà ranking alto e quindi punteggio e costo per accesso decisamente più basso.

Usando una generica vacanza, potremmo ricevere un clic anche per campeggio a urbino. Col conseguente calo di ranking e innalzamento dei costi.

Il ruolo del CTR

In tutto questo esiste pur sempre la variabile che può ulteriormente alzare il punteggio, così come abassarlo. Questo perché il CTR è il rapporto tra clic e impression. Cioè, se ottengo 10 clic su 100 ricerche, avrò un CTR (clickthrough rate, tasso di clic su 100 impression) del 10% [(clic/impression)*100].

Mediamente un CTR di “sollievo” deve essere dal 3% in su… ma con la fase alta, spesso può essere più basso. Quindi non demordete se i dati sono più bassi.

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Nella stessa serie:
_ Come Usare Google Trends
_ Awareness nel Turismo
_ Come Sfruttare la Rete Display di Google
_ Come funziona il Remarketing Dinamico
_ Campagne Google Ads con Pagamento a Conversione
_ Ranking delle Parole Chiave su Google Ads
_ Incentivi e Contributi per il Turismo

Campagne Google Ads con Pagamento a Conversione

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Il Rilancio del Turismo.
Articolo 5.

Questo tipo di strategia presente su Google Ads, consente di fatto di pagare la piattaforma non per i clic o per le impression – come comunemente avviene per le altre campagne – ma esattamente per quanto scritto nel titolo. Possiamo quindi pagare Google Ads proprio per le conversioni, che nel caso specifico del Turistico Ricettivo, possono coincidere con le prenotazioni.

Il problema come è prevedibile in questi casi da El Dorado, è che il sistema chieda qualcosa in cambio. Fortunatamente niente di trascendentale, perché vuole soltanto numeri. Il Machine Learning infatti necessita di capire – attraverso molteplici indicatori – quali sono gli step che portano a una prenotazione.

Touchpoint di Conversione

Attenzione qui perché siamo di fronte a un passaggio fondamentale. Il sistema attraverso l’analisi del comportamento e dei bias cognitivi analizza indicatori quali l’interesse, la posizione nel funnel, la propensione all’azione online, i tempi di navigazione e la probabilità che la nostra offerta sia consona a quanto il prospect sta cercando.

In un contesto del genere ritorna uno dei problemi che avevamo visto negli articoli e video precedenti. Se siamo una struttura piccola e il sistema vuole centinaia di dati per capire i comportamenti e lavorare anche su utenti simili, il rischio è che non riusciremo mai a ottenere questi numeri.

Attenzione… non fatevi ingannare dalle disponibilità. E’ chiaro che un hotel con 10 stanze, che effettua prenotazioni giornaliere, potrà contare su 3.650 potenziali prenotazioni in un anno. Il punto è che tutte dovrebbero arrivare online e numericamente dovrebbero essere costanti.

Questo tipo di azione, è sicuramente più consona per una struttura più grande.

Come intervenire con i KPI nelle Smart Display

A questo punto dobbiamo – se siamo una struttura più piccola o con poche prenotazioni online – intervenire sugli obiettivi intermedi, vale a dire i KPI (key performance indicator) che ci mettono in condizione di avere volumi più grandi. In che modo? Se ottengo una prenotazione ogni 10 clic sul link “prenota ora”, analizzando il clic e non la prenotazione, potrò attribuire un valore di 1/10 sulla prenotazione finale, avendo però a disposizione 10 volte più dati del normale.

Attenzione perché questo non è affatto un palliativo. Vi assicuro che funziona da sempre ed è una delle più semplici mediazioni uomo-macchina su Google Ads. Anzi, questo tipo di approccio porta sempre molti più dati di quello collegato allo step finale di prenotazione.

Il motivo per il quale poi diventa necessario passare al modello per prenotazione (conversione finale), è che chiaramente c’è una migliore ottimizzazione dei costi. Quando si parla di costo per azione (CPA) il risparmio di pochi centesimi di euro, può fare la differenza tra avere il sold-out e restare con qualche stanza libera!

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Come funziona il Remarketing Dinamico

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Il Rilancio del Turismo.
Articolo 4.

In un articolo a firma di Enrico Netti, apparso questa mattina su Il Sole 24 Ore, si racconta dei ferali numeri del turismo di incoming. Quasi 25 milioni di turisti in meno provenienti soprattutto dalle aree USA, Russia, penisola arabica ed estremo oriente.

Crollo che vede numeri terrificanti soprattutto nelle città d’arte, con numeri – nell’esempio che viene fatto per Firenze – da capogiro, per il numero di zero coinvolti.

A questa situazione si abbina anche la difficoltà del turismo di “lunga tratta” – riferendoci però al movimento aereo in Italia, quello che grazie alle compagnie low cost, aveva portato a viaggiare anche turisti low budget – con Ryanair in fase di riassetto e Alitalia che vive un momento difficile (anche se per il turismo italiano dovrebbe essere aiutata dal fatto che le lunghe tratte, stavolta con l’estero, sono in questo momento quasi congelate).

Unico elemento di entusiasmo, pare essere in questo momento l’apertura dell’aeroporto di Cuneo a nuove tratte grazie ad Air Dolomiti, che dovrebbe favorire il turismo nel basso Piemonte e gli scambi economici con alcune aree della Germania.

Situazione ideale per il Remarketing di Segmentazione

Questo tipo di situazione è in realtà il più fertile terreno per spiegare come funziona il remarketing. Negli articoli precedenti, abbiamo definito gli interessi – tra gli altri – come uno degli elementi cardine delle profilature su Google Ads. Elementi che concorrono alla generazione delle audience.

Semplifichiamo il tutto per fini accademici. Esistono due tipi di remarketing, uno positivo e l’altro negativo.

Partiamo dal secondo. Immaginiamo di sapere per certo che un tipo di audience non soggiornerà nella nostra struttura. Di questa audience abbiamo il traffico pregresso. Non ci resta altro che escluderla e fare in modo che non visualizzi i nostri annunci. Questo di fatto è un vantaggio enorme, perché ci consente di ottimizzare l’investimento.

Pensiamo adesso all’audience che dobbiamo sfruttare, perché potenzialmente può essere nostra cliente. Importando i dati pregressi e avendo fatto attività ex ante, possiamo non solo mostrare gli annunci a utenti che hanno già frequentato il nostro sito, ma anche generare degli elenchi “simili”, con pubblico idoneo alla visualizzazione degli annunci.

Il Remarketing Dinamico

Come racconta il video, che in un paio di minuti spiega il concetto, il Remarketing Dinamico è un altro tipo di remarketing. Perché non ci vogliamo far mancare niente e dopo aver fatto azioni su determinati utenti, dobbiamo provare a convincerli!

Siamo partiti da chi non volevamo. Abbiamo importato chi volevamo. Adesso vogliamo veramente convincere chi, dopo la nostra rassegna di annunci, è entrato nel nostro sito, ha visto le camere, magari ha iniziato il processo di prenotazione, ma poi non lo ha terminato!

Questo tipo di azione, consentirà alla nostra struttura di mostrare quella camera, esattamente quella vista dall’utente ed eventualmente alcune alternative, abbassando la pressione mano a mano che il tempo alla conversione aumenta. Vale a dire che calcolando un tempo medio di reazione, se un prospect non prenota entro un certo periodo, è inutile continuare a usarlo come potenziale! E’ pur sempre un costo.

Detta così sembra fantascienza. Magia? Non c’è niente di questo e soprattutto non c’è neanche cattivo marketing. C’è ottimizzazione della spesa e censimento di un pubblico che ci sta cercando. Un pubblico genuino che vuole andare in vacanza.

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Come Sfruttare la Rete Display di Google

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Il Rilancio del Turismo.
Articolo 3.

Questo articolo è il proverbiale “la” musicale, che dà il via a una serie innumerevole di sinfonie, armoniche e collegate, che trasformano una singola nota in un concerto di rara qualità e bellezza.

Perché come dico nei primi secondi del video qua sotto, il nostro obiettivo è portare il sistema Google Ads a farci pagare per prenotazioni ottenute e non per clic o per impression.

Ma questo lo vedremo nei prossimi articoli e video. Adesso cerchiamo di capire come funziona la Rete Display di Google (GDN) per la fase alta del funnel, vale a dire per l’Awareness.

Come Sfruttare i Targeting nella Rete Display di Google

La GDN ha una discreta quantità di targetizzazioni. Diciamo che le più appetibili potrebbero essere queste:

  • Target demografico
    segmentabile per fascia di età, sesso e altri indicatori.
  • Interesse
    si basa su ricerche e consultazioni precedenti e su vari argomenti; come abbiamo visto negli articoli precedenti, alcuni interessi potrebbero essere i matrimoni, la necessità di prendersi un momento di relax e via dicendo. Gli argomenti sono migliaia e possono anche essere costruiti ad hoc.
  • Parole chiave
    se l’utente naviga su un sito che contiene una specifica frase o serie di parole.

Questi target possono essere anche incrociati e quindi per esempio è possibile costruire un annuncio dedicato a una ragazza di 30 anni, interessata a matrimonio, che sta cercando un sito per il proprio viaggio di nozze. Resta inteso che questa targetizzazione consente di far calzare perfettamente la creatività dei nostri annunci, sul target che li visualizza.

I Modelli di Asta della Rete Display di Google

Anche se all’inizio dell’articolo abbiamo detto che il nostro obiettivo è pagare a conversione, cioè a prenotazione ricevuta, dobbiamo considerare che soprattutto in fase alta del nostro marketing funnel, sarà più probabile pagare Google Ads per clic o per impression.

Capiamo come funziona questo tipo di meccanismo:

  • Costo per Clic
    il nostro annuncio compare, ma non spendiamo finché non riceviamo un clic. Non appena un utente clicca sull’annuncio, pagheremo un importo (solitamente di pochi centesimi per la GDN) medio. Attenzione perché col modello d’asta a clic, non è mai un vantaggio ottenere pochi clic. Infatti meno clic otteniamo, più il sistema diffiderà del nostro annuncio, considerandolo poco interessante. Questo porterà a meno visualizzazioni e a costi per clic più alti.
    Solitamente nella Rete Display di Google, dobbiamo pensare a un tasso di clic (rapporto tra impression e clic ricevuti) dello 0,20% o superiore.
  • Costo per Mille Impression
    questo modello prevede il pagamento di un importo medio ogni 1.000 volte che il nostro banner viene visualizzato. Con visualizzato si intende che dovrà rimanere per almeno 1 secondo e col 50% della sua superficie, sul display del device che lo ha aperto. Un bel vantaggio, perché solitamente si paga a CPM quando vogliamo visibilità e non tanto clic. Si dice in gergo per “fare branding“.
    Resta inteso che anche in questo caso, ricevere un numero di clic costante, suggerirà al sistema qualità del messaggio.

Insomma… siamo sempre all’inizio di questo nostro percorso, ma si sta già palesando una strategia lineare, fatta di tattiche suggestive e dinamiche, ideali e idonee per ogni tipo di necessità, target, struttura e portafoglio!

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Awareness nel Turismo

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Il Rilancio del Turismo.
Articolo 2.

Dopo aver lanciato il nostro “on your marks“, è arrivato il momento di tendere i propri muscoli, buttare fuori l’aria e prepararsi al colpo di pistola per lo scatto. Sì perché se è vero che come abbiamo detto ieri e come ripetiamo anche nel video qua sotto e nei prossimi che verranno, si tratta di un campionato, dobbiamo pur sempre ricordare che questo è fatto di partite. O se vogliamo parlare in termini militari, di battaglie e di guerra.

Ma considerato il momento complicato, restiamo sullo sport. Sono personalmente dell’idea che vincere senza mai perdere non sia utile a nessuno. Soprattutto a noi. Perché ogni sconfitta è maturità e la maturità ci abitua a reazioni diverse sulla base delle situazioni che si presentano strada facendo.

Questo vuol dire che una squadra che non è abituata a perdere, soffrirà maggiormente la sconfitta, soprattutto – non me ne vogliano alcuni tifosi – se questa avviene in un campionato diverso.

Perché faccio questo esempio? Molto semplice, perché signore e signori miei, siamo nella fase di Awareness.

Non so da dove iniziare = Awareness nel Turismo

Eh già, perché ieri lo abbiamo detto quando abbiamo parlato dell’uso di Google Trends per le “vacanze”, no? L’utente non è ancora prospect, cioè non è detto che sia consapevole del fatto che potrebbe diventare cliente. Perché non sa ancora se andrà in vacanza.

E se ricordiamo quanto sia “violenta” l’attuale curva per vacanze in questa “late summer 2020”, c’è poco da star qui fermi con gli occhi impalati sui fari della macchina.

Lo vedremo più chiaramente anche nei prossimi video e articoli. Aggredire la fase alta con la ricerca, potrebbe essere complesso, ma l’obiettivo è quello di pensare anche a un sistema di “consapevolezza” (aka Awareness), che parta da attività di marketing push, cioè palesandosi su un’audience ampia e non necessariamente destrutturata.

Esempi di Awareness per il Turismo

Ieri abbiamo parlato di vacanze causa stress, oggi facciamo altri esempi suggestivi:

  • inizio del funnel per i matrimoni,
  • acquisto di abbigliamento per una particolare stagione (per esempio un costume da bagno),
  • una promozione a lavoro,
  • un figlio in arrivo,
  • un compleanno,
  • una tesi in università,
  • e via dicendo con decine di altri esempi…

Ognuno di questi esempi sopra è un funnel diverso, che in modo diverso dovrà essere trattato. E pensateci bene. Qui a differenza di chi cerca semplicemente “vacanze”, l’atterraggio su sito potrà fornire più informazioni. Se infatti abbiamo detto che la ricerca generica di “non so dove andare” deve dare una risposta neutra, la [le] landing page (cioè la pagina di atterraggio), basata su uno dei temi di cui sopra, può essere strutturata in modo tale da generare un ingaggio probabilmente più consistente.

I numeri dell’Awareness

Ora la domanda sorge spontanea. Se un prospect cerca “vacanze in montagna” e io sono un hotel a Cervinia, di fatto gioco in casa. Su 100 che cercano, ho la possibilità di portarne a casa (esempio) 20.

Se l’utente cerca “vacanze”, ne porterò in hotel 5, se ha iniziato il funnel dei matrimoni, ne porterò in hotel 1. Numeri bassi? Non proprio, perché su questi non sta lavorando nessuno. L’obiettivo è “pagarli” poco e soprattutto sono clienti nuovi, freschi, fidelizzabili e che più di altri possono essere convinti con motivazioni reali, basate su plus e opportunità di scoperta alle quali non solo non avevano pensato, ma che se poi si trasformano in un’esperienza di vacanza ottimale, potrebbero fare di questi degli ottimi ambasciatori.

Vista così, direi che la suggestione è più che declinata. Non resta che affrontarla meglio con i prossimi articoli e video!

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Come usare Google Trends

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Il Rilancio del Turismo.
Articolo 1.

E’ necessario partire da un approccio diverso probabilmente. Senza dare niente per scontato. Capendo che non si è mai troppo forti e soprattutto, neanche troppo deboli. Le persone cercano. E quando cercano – concretamente – non sempre sanno quello che vogliono.

Puoi leggere l’articolo qua sotto per capire perché, ma intanto ti lascio questo video. Crea un incipt a quanto vedremo nelle prossime sessioni. E soprattutto non dimenticare di guardare i video di Mezz’Ora a Testa dedicati al Turismo! Troverai interessanti spunti!

In questo video si parla del grafico qua sotto. Google Trends è uno strumento tattico di Google veramente utile. Consente infatti di analizzare i trend di ricerca, andando indietro nel tempo, e soprattutto verificando le aree geografiche e le nervosità – positive o negative – di una determinata ricerca.

Il grafico analizza le differenze tra le ricerche collegate a Vacanze al Mare e Vacanze in Montagna. Il dato evidente è che le ricerche per il mare sono sicuramente maggiori. Ma all’inizio dell’articolo e nelle prime battute del video, parliamo di come in realtà questo sia un dato bugiardo – o per lo meno parziale – di una situazione decisamente molto più ampia.

Google Trends, comparazione di idee

Abbiamo detto che le audience non sempre sanno quale sarà lo step finale della propria ricerca. Pensiamo – ragionando in termini di opportunità (in gergo di marketing fase alta o Awareness) –, a un utente che molto stanco per varie ragioni personali, stia cercando rimedi per combattere lo stress. Lo spunto per farsi una bella vacanza potrebbe essere un’ottima soluzione! Ma affrontando questo tipo di ricerca in modo scomposto, il rischio per la struttura, sarebbe quello di investire troppo e male!

Andiamo allora per gradi. Seguendo in modo strutturato tutti gli spunti che offriremo nei prossimi video e nei prossimi articoli.

Torniamo su Google Trends e ampliamo l’orizzonte

Cosa succede – stando per il momento ancorati solo alla ricerca precedente – se inseriamo un termine più generico? Vediamo cosa succede al grafico se aggiungiamo le ricerche per “Vacanze”.

La scoperta è il mare magnum delle nuove opportunità… senza considerare che solo dando un occhio alla punta contemporanea, la ricerca di vacanze <<Non ho idea come e dove>> è ancora più grande del passato! Dopo il lockdown e con le timide riprese, oggi gli italiani hanno bisogno di ferie!

Siamo quasi al 100% in più rispetto al dato storico comparato a 5 anni. Quasi il triplo per le richieste anno su anno.

Google Trends come opportunità

In un’ottica del genere, lo scacchiere tattico inizia a formarsi! Devi solo cogliere la proverbiale palla al balzo e iniziare ad aggredire il segmento di pubblico adatto alla tua struttura, ristorante, museo o quant’altro sia collegato allo spostamento delle persone. Non solo per l’invernale, ma anche per quello che abbiamo chiamato il turismo per stress. E’ decisamente probabile, visti i dati in essere, che molti turisti affronteranno vacanze nelle aree oggi più deserte, come le città d’arte… o vedranno il turismo magari sotto forma di tanti piccoli weekend lunghi già dal mese di settembre.

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vCPM le impression visibili

4′ 30″ Tempo di lettura

Ci tengo molto a scrivere due righe su questo tema. Andando a scartabellare sui vari articoli e consigli che ho scritto in passato, questo è sicuramente uno di quelli che torna di frequente.

Intanto, cosa si intende per “visibile” quando si parla di impression di un annuncio Display? L’Advertiser Council, sancisce che con visibile si intende un banner il cui 50% dei pixel sia rimasto nel display del device dell’utente, per almeno un secondo. Può sembrar poco, ma di fatto al netto dello scroll di pagina, è un tempo ritenuto sufficiente. Pensate che nei video, il tempo non si sposta di tanto e sale semplicemente a 2″.

vCPM vs CPM, le impression visibili

A questo tipo di asta sulla GDN, Google Ads assegna gran parte delle sue campagne. In buona sostanza con questa sigla, si indicano tutte quelle impression che hanno avuto una buona probabilità di essere viste dall’utente.

Secondo il modello d’asta tradizionale infatti – quello per esempio usato anche dal Programmatic Marketing – l’asta a costo per mille, non è vincolata alla visibilità del banner.

Questo significa che in un report base, che citi le impression, non si sta parlando né di utenti unici che hanno visto l’annuncio, né della probabilità che l’annuncio sia stato semplicemente sfiorato.

CPM, scroll e cookie

Immaginiamo un banner che si trova in fondo a una pagina. Un utente entra, non scrolla – quindi non vede il banner – clicca su una voce di menù in alto e cambia pagina.

In un sistema a vCPM, vedreste conteggiata una impression, ma zero impression visibili. Questo significa che nell’asta vCPM, questa impression non conterebbe e non verrebbe quindi addebitata; in un modello a CPM, questa impression non solo conta, ma verrebbe anche addebitata!

Altro aspetto importante, che deve essere concepito a margine e solo per spunti riflessivi, è quello poco fa citato dell’utente unico. Ricordate sempre di abbinare al report di impression quello dei cookie unici. Se infatti le impression indicano le volte che un annuncio si è palesato, il cookie unico, indica quanti utenti diversi lo hanno visto.
Facciamo quindi un esempio pratico:

  • 100 impression di un banner,
    _ (es.) 70 di queste sono compatibili con il 50% dei pixel e un secondo sul display.
  • 70 sono quindi le impression visibili,
    _ nel modello vCPM, verranno pagate solo queste.
  • Supponendo che i cookie unici siano 35, sappiamo che in media la frequenza sarà 2,
    _ vCPM/cookie
    _ la frequenza indica sempre un valore medio – un utente potrebbe aver visto il banner 3 volte e un altro una volta sola.

Detto questo, per quanto per molti ormai scolastica, la questione la sento particolarmente importante, perché è il modo migliore per fregare i clienti “spendaccioni”… quindi dopo questa tirata di orecchie, raccomando ai clienti di avere sempre il quadro “pulito” delle metriche che leggono e ai vari consulenti, di parlare un po’ più italiano, o almeno di raccontare bene tutte le “parolacce” che vengono dette…

Per finire, se siete in cerca di altri articoli “illuminanti”, consiglio vivamente di dare una lettura a “Conversioni Qualitative e Quantitative“.

Modifica degli URL su Google Ads

1′ 40″ Tempo di lettura

Bentrovati curiosi e smanettoni,
quante volte è capitato che un vostro cliente cambiasse dominio del proprio sito – o struttura – andando a intaccare tutti gli URL delle vostre landing page?

Spesso non veniamo neanche avvisati di questi cambi, motivo per cui consiglio sempre di installare il Link Checker. Altre volte invece, ne siamo al corrente, ma abbiamo decine di annunci da modificare e rischiamo che le campagne puntino a vuoto!

Dobbiamo modificare ogni singolo URL?

La risposta è “nì”! Dobbiamo modificare tutti gli URL finali, ma non siamo obbligati a farlo un annuncio per volta. Quando selezioniamo una campagna, abbiamo la possibilità di vedere tutti gli annunci presenti nei gruppi di annunci. Selezioniamoli tutti e ci apparirà un menu blu. Clicchiamo su Modifica e successivamente su Modifica Annunci.
Ci troveremo davanti a questa schermata:

Selezioniamo la voce nella tendina “Apporta modifiche a” e andiamo a incollare il nuovo URL finale, dando conferma. Ripetiamo il processo andando a modificare le altre tipologie di annuncio.

Modifica degli URL su Google Ads, Tips & Tricks

Questa modifica deve essere effettuata selezionando anche gli annunci in pausa, perché in caso di cambio di dominio, la piattaforma indicherebbe un errore. Ci deve infatti essere un solo dominio per ogni gruppo di annunci. Altro controllo necessario è la verifica di altri tipi di annuncio, per esempio gli annunci di sola chiamata. Per evitare il blocco dell’annuncio, sarà necessario modificare l’URL anche su questi.

Ricordiamoci che questa modifica può essere effettuata su tutti gli annunci di un account, oppure di una campagna, o di un gruppo di annunci. Usando i filtri è possibile fare questa modifica anche secondo tanti altri parametri, ma non dimenticate la regola fondamentale: un solo dominio per ogni gruppo di annunci!

Come Recuperare Campagne Rimosse

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Buongiorno curiosi e smanettoni,
oggi voglio parlare di un piccolo trucchetto che, spero, non vi serva mai. Può capitare che per errore o per volontà, rimuoviate una campagna.

Partiamo dal presupposto che i dati storici della campagna non possono essere recuperati ma, come spesso ribadito da Google, i dati su Google Ads sono gestiti a livello di account, quindi ci sono buone possibilità che la campagna “recuperata” continui a lavorare con il “brio” della precedente.

Cosa possiamo Recuperare di una Campagna Rimossa?

Andremo a recuperare praticamente tutti i parametri. Dagli annunci alla targetizzazione, passando per la strategia d’offerta e i segmenti di pubblico. Cosa estremamente importante, è svolgere queste operazioni su una campagna per volta, altrimenti la piattaforma potrebbe dare alcuni errori e non creare la copia nella sua interezza.

Come bisogna intervenire?

Dopo aver effettuato l’accesso a Google Ads, andiamo a selezionare la campagna rimossa e clicchiamo su modifica e poi copia. Deselezioniamo la campagna e troveremo in alto a destra il simbolo incolla. Andiamo a cliccarlo.

Dopo aver cliccato “fine” per confermare, spuntiamo la casella “Metti in pausa le nuove Campagne dopo averle incollate”.

Attendiamo il completamento dell’operazione e andiamo a riattivare le campagna. Il motivo per cui è necessario fare questa operazione, è dovuto al fatto che la piattaforma inibisce la possibilità di incollare campagne con lo stato “Rimossa”. Questo piccolo trucco ci risolve il problema e ci risparmia le ore necessarie per creare la campagna da capo!