Categoria: Digital Marketing

Conversioni Cross Device in Epoca CoVid

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Io vi avevo messi in guardia qualche settimana fa… quando parlai di un funnel Digital (e non solo), fortemente viziato dalla straordinaria situazione nella quale ci troviamo. Nell’articolo 13 mesi di Digital Marketing, avevamo infatti affrontato il tema di come ciò che solitamente diamo per scientificamente scontato, stava subendo delle notevoli variazioni.

Avevo anticipato questo tema ponendo un interrogativo tattico. Meglio star fermi o presidiare i canali? Poi ne ha parlato anche il Global Head of Growth Lab di Google, Matthieu Pellerin sul Think With Google di aprile 2020.

La doverosa premesse introduttiva, è in realtà parte integrante dell’assunto di cui sotto. Non si tratta di una supposizione basata su credo o esperienze, ma di un fatto reale da ritenersi scientifico. Andando ad analizzare i dati, molti di voi avranno notato canali che producono maggiori conversioni o un numero di conversioni mobile, superiori al passato.

Più mobile nel funnel CoVid

La risposta che molti di voi si saranno dati e che – attenzione – non è scorretta, è che in questi giorni il numero di accessi da telefono è sinceramente superiore rispetto al passato.

In poche parole, un utente che si trovava a navigare da computer dell’ufficio e poi a proseguire con la navigazione – e il funnel – usando il telefono durante il viaggio lavoro-casa e poi il computer una volta arrivato a casa, oggi usa un unico device per compiere il suo percorso di acquisto.

Bambini inchiodati sulle console a consumare banda, PC usati per video lezioni e via dicendo, portano chiaramente a usare generalmente il proprio smartphone (magari col suo traffico dati), per consumare tutte le fasi del funnel.

Cross Device? No… mono Device!

Il risultato di questo – che poi è la sintesi del titolo dell’articolo – non è che i device mobili aumentano le conversioni e le campagne oggi hanno comportamenti anomali rispetto al passato (nei modelli di attribuzione in base alla posizione, vi sarete certamente accorti che campagne che prima producevano zero o poche conversioni, oggi invece fanno parte del funnel…).

In pratica perché questa rivoluzione? Semplicemente perché (uno tra tutti?) Google Analytics non presume più la conversione da device diversi, ma ce l’ha sotto il naso. Usando un solo device in tutte le fasi del funnel, tutte le campagne partecipano alla conversione e i dispositivi tendono ad avere tassi di conversione più alti!

A volte, quindi, la risposta è meno comportamentale di quanto si pensi… è “solo” meno tecnologica. Dove il sistema fatica a tracciare i balzi tra un device e l’altro, in una situazione anomala, con un device solo… tutto sembra improvvisamente più semplice.

Analisi Competitiva con SemRush

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Buongiorno curiosi e smanettoni,
oggi vorrei ragionare con voi su un argomento che, in questi giorni soprattutto, mi ha fatto riflettere parecchio. Come deve muoversi un’azienda in questo periodo?

La risposta è: “Dipende!” Sicuramente possiamo capire cosa non deve fare: restare immobile, o adagiarsi su una strategia che “ha sempre funzionato”.

Bisogna accettare il fatto che ci troviamo in una nuova situazione e che il “prima” difficilmente sarà simile al “dopo”. Grazie ai dati che ci fornisce SemRush – piattaforma essenziale nel nostro settore – possiamo capire, studiare e interpretare i “movimenti” dei nostri competitor.
Un recente studio della piattaforma è pubblicato col titolo di “Competitor Analysis in Uncertain Times“; ma quali dati possono aiutarci a capire come si sono comportati i competitor?

Traffico del Sito

Grazie all’analisi comparativa del traffico di SemRush, possiamo inserire nella piattaforma i nostri competitor e vedere come, mese su mese e rispetto all’anno precedente, sono cambiate le visite e quali sono i canali a cui è attribuibile la variazione. Possiamo addirittura vedere le pagine che hanno generato più traffico e da quale sorgente questo provenga.

Come utilizziamo queste informazioni?

Ispiriamoci al Successo! Sicuramente tutti guardano con un occhio diverso il leader di mercato e le sue strategie, ma copiare la sua strategia al 100% funziona? Probabilmente no e non è ciò che dobbiamo fare.

Dobbiamo ispirarci alle strategie di successo dei competitor e andare a coprire le lacune lasciate e non colmate. La flessibilità di SemRush ci permette di filtrare i risultati delle migliori keyword – di brand e non – dei competitor, mostrandoci il comportamento del consumatore tramite la frequenza di ricerca.

Una volta trovate le keyword più performanti, possiamo utilizzare un tool meraviglioso: il Keyword Gap, di SemRush, che ci permette di capire le similitudini e le differenze tra il nostro “Portfolio Keyword” e quello dei competitor, dandoci la possibilità di lavorare per ottimizzare il nostro posizionamento.

I dati di questo tool non fanno solo riferimento alle keyword organiche, ma anche a quelle del traffico a pagamento (PPC e PLA). Vediamo in quale “direzione” sono investiti i capitali e diamo valore ai canali scoperti, o coperti parzialmente.

Invito tutti a scoprire la quantità infinita di dati che fornisce questa piattaforma e la flessibilità con cui permette di fare ricerche in ogni settore di business e in ogni canale online! Questo è il momento perfetto per dimenticare il detto “squadra che vince non si cambia” e sostituirlo con “squadra che vince si può sempre migliorare”.

13 Mesi di Digital Marketing

Tempo di lettura… prendetevi il tempo che vi serve. Siamo in quarantena da CoVid-19, no?

La doverosa premessa è che le sintetiche elucubrazioni di cui sotto, nascono dalla consapevolezza che tra omeostasi e transistasi, probabilmente neanche la scienza ha potuto e può oggi definire quale delle due caratteristiche consenta la sicura sopravvivenza.

Certo è che in condizioni di stress, generalizzando il termine, è a mio parere necessario non vivere in un limbo di prudenza, ma occorre fare una scelta di coraggio. Sia essa radicale a prescindere dal polo nel quale porti. Ciò significa che comunque, in quanto il coraggio è a suo modo incoscienza e “morire” coraggiosi è comunque stupidità, qualsiasi tipo di considerazione si possa fare, nasce e muore con questo articolo e solo il futuro, ritengo prossimo, potrà dire chi ha avuto ragione.

Io parto solo da questa evidenza… il fatto che le ricerche – e quindi stiamo parlando di azioni di pull marketing, dove la domanda è direttamente fatta dal prospect e non imposta dal brand – non stanno calando in modo verticale. Vero che ci sono settori con cali sensibili, ma vero anche che le ricerche ci sono.

Questo primo input deve fondamentalmente condurre a una considerazione. Vale a dire che il funnel sarà più lungo. In tutti quei settori nei quali marzo è un mese determinante, si dovrà immaginare che il percorso di conversione duri n+1. E non semplicemente “1”.

Molte aziende hanno operato in prudenza però. Di fatto riducendo la loro visibilità, se non addirittura obliterandosi e garantendo a chi è rimasto, di accrescere il proprio presidio in modo esponenziale.

Facciamo un esempio molto poco entropico, ma molto pratico. Se prima c’erano 100 ricerche e 4 player, la probabilità di essere scelti partiva da 1/4. Quindi a parità di interesse, parliamo di una base di 25 utenti.
Se oggi in campagna sono rimasti 2 player e le ricerche sono passate da 100 a 70, ognuno dei due player rimasti ha una base di 1/2 utenti, pari a 35.

Non siamo nell’ambito della fantascienza, ma solo nell’ambito dell’esemplificazione di un concetto, che se avete sotto mano anche un banalissimo Google Trends, potrete risolvere da soli.

Perché quindi, per chiosare e – spero – lasciare al dibattito e alle considerazioni, parlo nel titolo di un percorso di 13 mesi? Abbiamo detto che un mese è perduto, quindi dobbiamo considerare 11 mesi di lead (approssimativamente), ma partendo dal presupposto esemplificativo, che il mese di marzo è un mese di awareness che annulla la fase alta di funnel del mese (o mesi) precedente. In questo contesto, un funnel a 12 mesi, dura in realtà operativamente un mese in più.

Immaginate di contare in questo modo: 1, 2, 3, 3, 4, 5 e via dicendo… e non 1, 2, 4, 5… Più chiaro adesso? Ora, attenzione. L’auspicio è che alla ripartenza il retail (per fare un esempio) possa contare sull’accumulo di richieste. Pensate a tutti coloro che dovranno andare a tagliarsi i capelli. Ciò significa – nel probabile rispetto della contingentazione – che molti negozi si troveranno di fronte a una probabile saturazione e a un potenziale rischio di perdere clienti che hanno (non storcete la bocca) urgenza.

Motivo per il quale – sempre per fare un esempio – più che stare fermo, se fossi stato un parrucchiere avrei operato almeno in due aspetti:
a) video tutorial e/o post su come mantenere i capelli in forma;
b) sconto importante ex ante, in previsione della riapertura e senza scadenza temporale.

Sicuramente un valido motivo per rimanere attivi. O sbaglio? Fortunatamente coi nostri clienti non ci sono stati particolari braccio di ferro. Ha prevalso la linea della omeostasi.