Mese: Aprile 2020

Analisi Competitiva con SemRush

1′ 40″ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni,
oggi vorrei ragionare con voi su un argomento che, in questi giorni soprattutto, mi ha fatto riflettere parecchio. Come deve muoversi un’azienda in questo periodo?

La risposta è: “Dipende!” Sicuramente possiamo capire cosa non deve fare: restare immobile, o adagiarsi su una strategia che “ha sempre funzionato”.

Bisogna accettare il fatto che ci troviamo in una nuova situazione e che il “prima” difficilmente sarà simile al “dopo”. Grazie ai dati che ci fornisce SemRush – piattaforma essenziale nel nostro settore – possiamo capire, studiare e interpretare i “movimenti” dei nostri competitor.
Un recente studio della piattaforma è pubblicato col titolo di “Competitor Analysis in Uncertain Times“; ma quali dati possono aiutarci a capire come si sono comportati i competitor?

Traffico del Sito

Grazie all’analisi comparativa del traffico di SemRush, possiamo inserire nella piattaforma i nostri competitor e vedere come, mese su mese e rispetto all’anno precedente, sono cambiate le visite e quali sono i canali a cui è attribuibile la variazione. Possiamo addirittura vedere le pagine che hanno generato più traffico e da quale sorgente questo provenga.

Come utilizziamo queste informazioni?

Ispiriamoci al Successo! Sicuramente tutti guardano con un occhio diverso il leader di mercato e le sue strategie, ma copiare la sua strategia al 100% funziona? Probabilmente no e non è ciò che dobbiamo fare.

Dobbiamo ispirarci alle strategie di successo dei competitor e andare a coprire le lacune lasciate e non colmate. La flessibilità di SemRush ci permette di filtrare i risultati delle migliori keyword – di brand e non – dei competitor, mostrandoci il comportamento del consumatore tramite la frequenza di ricerca.

Una volta trovate le keyword più performanti, possiamo utilizzare un tool meraviglioso: il Keyword Gap, di SemRush, che ci permette di capire le similitudini e le differenze tra il nostro “Portfolio Keyword” e quello dei competitor, dandoci la possibilità di lavorare per ottimizzare il nostro posizionamento.

I dati di questo tool non fanno solo riferimento alle keyword organiche, ma anche a quelle del traffico a pagamento (PPC e PLA). Vediamo in quale “direzione” sono investiti i capitali e diamo valore ai canali scoperti, o coperti parzialmente.

Invito tutti a scoprire la quantità infinita di dati che fornisce questa piattaforma e la flessibilità con cui permette di fare ricerche in ogni settore di business e in ogni canale online! Questo è il momento perfetto per dimenticare il detto “squadra che vince non si cambia” e sostituirlo con “squadra che vince si può sempre migliorare”.

vCPM le impression visibili

4′ 30″ Tempo di lettura

Ci tengo molto a scrivere due righe su questo tema. Andando a scartabellare sui vari articoli e consigli che ho scritto in passato, questo è sicuramente uno di quelli che torna di frequente.

Intanto, cosa si intende per “visibile” quando si parla di impression di un annuncio Display? L’Advertiser Council, sancisce che con visibile si intende un banner il cui 50% dei pixel sia rimasto nel display del device dell’utente, per almeno un secondo. Può sembrar poco, ma di fatto al netto dello scroll di pagina, è un tempo ritenuto sufficiente. Pensate che nei video, il tempo non si sposta di tanto e sale semplicemente a 2″.

vCPM vs CPM, le impression visibili

A questo tipo di asta sulla GDN, Google Ads assegna gran parte delle sue campagne. In buona sostanza con questa sigla, si indicano tutte quelle impression che hanno avuto una buona probabilità di essere viste dall’utente.

Secondo il modello d’asta tradizionale infatti – quello per esempio usato anche dal Programmatic Marketing – l’asta a costo per mille, non è vincolata alla visibilità del banner.

Questo significa che in un report base, che citi le impression, non si sta parlando né di utenti unici che hanno visto l’annuncio, né della probabilità che l’annuncio sia stato semplicemente sfiorato.

CPM, scroll e cookie

Immaginiamo un banner che si trova in fondo a una pagina. Un utente entra, non scrolla – quindi non vede il banner – clicca su una voce di menù in alto e cambia pagina.

In un sistema a vCPM, vedreste conteggiata una impression, ma zero impression visibili. Questo significa che nell’asta vCPM, questa impression non conterebbe e non verrebbe quindi addebitata; in un modello a CPM, questa impression non solo conta, ma verrebbe anche addebitata!

Altro aspetto importante, che deve essere concepito a margine e solo per spunti riflessivi, è quello poco fa citato dell’utente unico. Ricordate sempre di abbinare al report di impression quello dei cookie unici. Se infatti le impression indicano le volte che un annuncio si è palesato, il cookie unico, indica quanti utenti diversi lo hanno visto.
Facciamo quindi un esempio pratico:

  • 100 impression di un banner,
    _ (es.) 70 di queste sono compatibili con il 50% dei pixel e un secondo sul display.
  • 70 sono quindi le impression visibili,
    _ nel modello vCPM, verranno pagate solo queste.
  • Supponendo che i cookie unici siano 35, sappiamo che in media la frequenza sarà 2,
    _ vCPM/cookie
    _ la frequenza indica sempre un valore medio – un utente potrebbe aver visto il banner 3 volte e un altro una volta sola.

Detto questo, per quanto per molti ormai scolastica, la questione la sento particolarmente importante, perché è il modo migliore per fregare i clienti “spendaccioni”… quindi dopo questa tirata di orecchie, raccomando ai clienti di avere sempre il quadro “pulito” delle metriche che leggono e ai vari consulenti, di parlare un po’ più italiano, o almeno di raccontare bene tutte le “parolacce” che vengono dette…

Per finire, se siete in cerca di altri articoli “illuminanti”, consiglio vivamente di dare una lettura a “Conversioni Qualitative e Quantitative“.

Modifica degli URL su Google Ads

1′ 40″ Tempo di lettura

Bentrovati curiosi e smanettoni,
quante volte è capitato che un vostro cliente cambiasse dominio del proprio sito – o struttura – andando a intaccare tutti gli URL delle vostre landing page?

Spesso non veniamo neanche avvisati di questi cambi, motivo per cui consiglio sempre di installare il Link Checker. Altre volte invece, ne siamo al corrente, ma abbiamo decine di annunci da modificare e rischiamo che le campagne puntino a vuoto!

Dobbiamo modificare ogni singolo URL?

La risposta è “nì”! Dobbiamo modificare tutti gli URL finali, ma non siamo obbligati a farlo un annuncio per volta. Quando selezioniamo una campagna, abbiamo la possibilità di vedere tutti gli annunci presenti nei gruppi di annunci. Selezioniamoli tutti e ci apparirà un menu blu. Clicchiamo su Modifica e successivamente su Modifica Annunci.
Ci troveremo davanti a questa schermata:

Selezioniamo la voce nella tendina “Apporta modifiche a” e andiamo a incollare il nuovo URL finale, dando conferma. Ripetiamo il processo andando a modificare le altre tipologie di annuncio.

Modifica degli URL su Google Ads, Tips & Tricks

Questa modifica deve essere effettuata selezionando anche gli annunci in pausa, perché in caso di cambio di dominio, la piattaforma indicherebbe un errore. Ci deve infatti essere un solo dominio per ogni gruppo di annunci. Altro controllo necessario è la verifica di altri tipi di annuncio, per esempio gli annunci di sola chiamata. Per evitare il blocco dell’annuncio, sarà necessario modificare l’URL anche su questi.

Ricordiamoci che questa modifica può essere effettuata su tutti gli annunci di un account, oppure di una campagna, o di un gruppo di annunci. Usando i filtri è possibile fare questa modifica anche secondo tanti altri parametri, ma non dimenticate la regola fondamentale: un solo dominio per ogni gruppo di annunci!

Vedere l’Opportunità nelle Difficoltà

1’40” Tempo di lettura

Ultimamente sono cambiate molte cose, tra decreti e restrizioni, i ristoranti e tutte le tavole calde in generale, devono adattarsi alla circostanza e cambiare alcuni aspetti della propria attività.
Strutture chiuse e solo la possibilità della consegna a domicilio…

Ma la comunicazione il marketing non si fermano e la domanda che molti ristoratori si pongono è quindi “Come posso sfruttare in modo costruttivo i Social Media, per creare contenuti interessanti, nel pieno rispetto della situazione?”

Opportunità. Nella Difficoltà.

Con la consapevolezza che più contenuti regaliamo al nostro pubblico, più questo ne andrà ghiotto, vediamo insieme alcuni spunti su come realizzarli!
Siete un ristorante conosciuto per un particolare piatto? Bene!
Potreste “svelare” i vostri segreti culinari, chiedendo di provare a riprodurre il piatto, taggando il ristorante con le foto… o anche di inventarsi delle varianti che poi verranno condivise sulla pagina.

E perché no, un Social Contest?

Potete ottenere vantaggi anche dai contest, un modo “leggero” e interattivo per aumentare l’engagement e che consente all’utente di partecipare a un’esperienza condivisa, un modo divertente che lascerà al vostro pubblico il potere decisionale!

Social stories. Un efficace modello di comunicazione.

Utilizzare le storie per condividere foto e video dei “retroscena” del ristorante o della cucina (sia su Facebook che su Instagram), farà in modo che il vostro pubblico vi veda con più trasparenza e si sentirà coinvolto!

E magari… Tutti in diretta!
Non fate i timidoni! Utilizzate le dirette per fare 4 chiacchiere con il vostro pubblico, mettetevi a disposizione delle loro domande, delle loro curiosità e fate altrettanto. Vi garantirà di aumentare l’engagement e di conoscere meglio il vostro pubblico!

Sondaggi e ancora Video

Creativi e coinvolgenti! Sono molto divertenti, ma anche molto utili! Potreste scoprire quale dei vostri piatti riscuote più successo!
Ma anche Video Ricette! Video cioè su come realizzare ricette veloci e semplici, oppure ricette light per mantenere un fisico tonico e in forma!

Per finire… Creare una connessione con il vostro pubblico soprattutto in una situazione come questa, gli farà sentire la vostra presenza e solidarietà! E perché no, magari oltre che aumentare l’engagement e le visualizzazioni della pagina, riuscirete anche a spezzare la noia di questi giorni e regalare un sorriso.

Spero di avervi dato spunti interessanti, ricordatevi che mantenere la presenza sui Social è molto importante in questo periodo!

Realizzazione Siti Internet

3′ Tempo di lettura

Dobbiamo contestualizzare determinate affermazioni. Questo occorre farlo sempre. Stiamo evidentemente parlando di un mercato che ormai ha 30 anni e che grazie a Dio, ho cavalcato subito. Era il 1993 quando pubblicai il primo sito web, quando ancora comprare un dominio di ennesimo livello, costava la bellezza di 600.000 lire.

Se proponevi di fare siti web nella migliore delle ipotesi ti veniva detto “va bene, lo faccio perché li hanno tutti”, nella peggiore, si mettevano a ridere, per quelli che sono i secondi significati della parola “sito”.

Dopo i Siti Web arrivano i Social

Poi sono cresciuti i Social. Credo My Space sia stato quello che probabilmente è riuscito meglio a spostare la chat disordinata su innumerevoli piattaforme, all’interno di un unico spazio e con una singola identità. Poi fu il tempo di Second Life, che non ha mai preso piede. E alla fine venne Facebook.

La piattaforma offrì da subito delle opzioni di targeting e di pubblicità. Funzionavano male e una grande azienda uscì dal programma. Facebook capì che doveva correre ai ripari e creò una piattaforma formidabile, che se ben addomesticata e in modo non troppo ingordo, restituisce sempre dei risultati eccellenti.

Ma poi arriva “lui”. E diventa pubblicità

Tutti pensavamo che fosse uno spazio sicuro. Il molo di attracco del nostro Millennium Falcon, dove al massimo trovi qualche assaltatore con la mira strampalata… ma il CoVid-19 ci ha insegnato altro.

Facebook è oggi una piattaforma pubblicitaria troppo aggressiva. Tutti sono in campagna e anche senza andare troppo per il sottile. Troppe sponsorizzazioni, troppo fatte male e troppo buttate lì, senza leggere e capire i dati.

Non troppo marketing Push

Noi come Blubit, stiamo spiegando ai clienti che tutte le attività di push marketing – vale a dire dove la pubblicità si propone, senza necessariamente rispondere a una specifica domanda del cliente – sono in questo momento troppo aggressive. La pressione pubblicitaria – o meglio di marketing, perché sono due cose diverse… – deve gradualmente ripartire, ma oggi con un clima di tale incertezza, [molto] meglio farsi cercare, che proporsi.

E se di parla di farsi cercare, si torna al fantastico mondo dei siti web. Quello alimentato anche dalla ricerca con risultati a pagamento e che io personalmente “conosco così bene” che qualcuno laggiù, in Google, mi ha conferito la carica di “Esperto di Prodotto Platino” per Google Ads. Oggi (aprile 2020), sono pure l’unico in Italia.

Realizzazione Siti Internet? Oggi è una chiave di ricerca che ha un’impennata storica incredibile. Il dato più alto di ricerche da 5 anni a oggi. La sua percentuale di crescita è del 200% rispetto al miglior dato del passato. Le aziende credono di nuovo nei siti (la tua?). Un po’ perché le persone stanno in casa, un po’ – e forse soprattutto – perché nel sito nessuno ti disturba. Un catalogo, un ecommerce, informazioni. La tranquillità di sfogliare qualcosa per il gusto di farlo. Senza interruzioni.

Durerà? Dico di sì. E se Facebook non sta attento, temo che gli utenti si fideranno meno.

Come Recuperare Campagne Rimosse

1′ 20″ Tempo di lettura

Buongiorno curiosi e smanettoni,
oggi voglio parlare di un piccolo trucchetto che, spero, non vi serva mai. Può capitare che per errore o per volontà, rimuoviate una campagna.

Partiamo dal presupposto che i dati storici della campagna non possono essere recuperati ma, come spesso ribadito da Google, i dati su Google Ads sono gestiti a livello di account, quindi ci sono buone possibilità che la campagna “recuperata” continui a lavorare con il “brio” della precedente.

Cosa possiamo Recuperare di una Campagna Rimossa?

Andremo a recuperare praticamente tutti i parametri. Dagli annunci alla targetizzazione, passando per la strategia d’offerta e i segmenti di pubblico. Cosa estremamente importante, è svolgere queste operazioni su una campagna per volta, altrimenti la piattaforma potrebbe dare alcuni errori e non creare la copia nella sua interezza.

Come bisogna intervenire?

Dopo aver effettuato l’accesso a Google Ads, andiamo a selezionare la campagna rimossa e clicchiamo su modifica e poi copia. Deselezioniamo la campagna e troveremo in alto a destra il simbolo incolla. Andiamo a cliccarlo.

Dopo aver cliccato “fine” per confermare, spuntiamo la casella “Metti in pausa le nuove Campagne dopo averle incollate”.

Attendiamo il completamento dell’operazione e andiamo a riattivare le campagna. Il motivo per cui è necessario fare questa operazione, è dovuto al fatto che la piattaforma inibisce la possibilità di incollare campagne con lo stato “Rimossa”. Questo piccolo trucco ci risolve il problema e ci risparmia le ore necessarie per creare la campagna da capo!

Copia Incolla un Sitelink

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Ci sono modifiche occulte che si sviluppano giornalmente sulla piattaforma Google Ads. Talvolta ce ne accorgiamo perché “non sono più lì”, o semplicemente perché premendo su un pulsante, vediamo per la prima volta che le opzioni sono qualcuna in più, o semplicemente offrono un risultato differente.

E’ il caso specifico del Copia Incolla di un Sitelink. Procedura che solitamente era quella più disarmante per gli addetti alle modifiche sugli account. Una di quelle modifiche frustranti, che quando veniva richiesta, con un risolino, eravamo soliti accompagnarla da un “armatevi di pazienza”.

Seleziona il Sitelink e poi Aggiungi

Da qualche tempo questa procedura è veramente semplice. Basta accedere al menù delle estensioni, raggiungibile dalla colonna grigia a sinistra delle tabelle sinottiche.

Una volta richiamate le estensioni di sitelink, basta slezionare quella che vogliamo importare su altre campagne e non sarà neanche necessario copiarla. La voce di riferimento è infatti semplicemente “Aggiungi”.

Una volta declinata la tendina, sarà possibile scegliere tra Account, Campagna e Gruppo di annunci. Selezionando la voce (nel nostro caso ipotizziamo campagna), apparirà la maschera di selezione, sempre filtrabile attraverso un sintetico modulo di ricerca.

A questo punto sarà sufficiente flaggare le campagne nelle quali vogliamo importare il sitelink e confermare cliccando su fine. Semplici passaggi quindi, che risolvono una modifica che tempo fa avrebbe portato via un sacco di tempo.

Perché la presento oggi come una novità? Perché mai dare per scontato neanche l’ovvio. Soprattutto in momenti nei quali stress, sovraccarichi o altro, possono minare la stabilità lavorativa. Risolvere piccoli problemi con la tecnologia, è un vantaggio inestimabile.