Mese: Ottobre 2019

Estensione di Modulo Lead

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Ultime nate, almeno nel momento in cui scriviamo, le estensioni di Modulo Lead sono arrivate in Italia dopo un lungo periodo di beta in altri paesi. Sono capitate un po’ per caso sul nostro palcoscenico, ma credo che questo – come ho già avuto modo di scrivere – rientri in un’ottica di avvicinamento a molte opzioni di Facebook che funzionano molto bene.

Uno degli esempi più eclatanti, sono stati a suo tempo gli annunci della Galleria su Google Ads, disponibili solo su ricerca da mobile.

L’analisi, verte però dal mio punto di vista sull’efficacia di alcuni elementi Facebook, rispetto a quelli Google. Questo in un momento nel quale Google sta rivoluzionando il suo stesso impatto nel Customer Journey, rendendosi conto che molte volte opera solo in fase alta.

L’utente quindi cerca, ma poi la sua convinzione e quindi l’approdo in fase bassa, lo abbiamo quando è il prodotto che lo insegue. Ambiente nel quale opera divinamente Facebook. Un modulo di contatto Facebook infatti interviene nel momento in cui la navigazione – se vogliamo – è “distratta”. Non volendo uscire dalla piattaforma, si predilige quindi compilare velocemente un modulo e aspettare che sia l’azienda a fare il passo successivo.

L’estensione di Modulo Lead invece, avviene dopo la ricerca dell’utente e ha due svantaggi dal mio punto di vista.
Il primo è nello – almeno per ora – scarso uso dell’estensione da parte dei publisher. Di fatto dopo una ricerca, si presuppone un atterraggio [su sito web]. Se tutti i publisher scelgono il modulo di lead, allora l’utente potrebbe essere invogliato a chiedere informazioni velocemente, risparmiando tempo. Ma cosa succede se gli annunci che hanno il modulo sono solo pochi?

E qui c’è il secondo svantaggio. Il costo per clic, si paga quando si apre il modulo, non quando questo viene compilato! Infatti la compilazione stessa diventa una conversione. Questo può voler dire un enorme aumento dei costi di campagna, contestualizzato alla semplice apertura della form, ma senza poi ricevere il lead.

Un po’ come accade quindi con il CTR e il costo per clic degli annunci su Gmail, dove di fatto si paga dal passaggio di status tra l’annuncio collapsed a quello expanded. In questo contesto, rischiamo di avere CTR plebiscitari, costi più alti, ma in termini di lead? Quali benefici?

Il costo per lead è quindi opportuno calcolarlo sul contatto effettivo. E’ qui che dovrete verificare l’effettivo funzionamento della campagna. Se vogliamo niente di diverso con quanto avviene nelle campagne “Solo Chiamata”.

Insomma… un ambiente tutto da esplorare, sul quale mi riprometto di tornare in futuro con dati più concreti. Nel frattempo, buon test e spero che vogliate condividere con me i vostri risultati!

Doppio Cieco

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Premetto che tutta la spiegazione della strategia in Doppio Cieco, sarà disponibile dal 2020, con l’uscita del mio nuovo libro per Hoepli, che abbiamo scritto a quattro mani con Carmelo Samperi e con la collaborazione di illustri ospiti!

In questo articolo dedicato al #GoogleAdsFridayTips, metterò quindi solo le basi, lasciando ai cari lettori, la facoltà di applicare in autonomia la strategia e senza spiegarne le conseguenze, che ovviamente non possono di certo essere negative! Mai vi farei un torto di questo tipo.

Il Doppio Cieco è un reale esperimento scientifico, che però ho particolarmente apprezzato, da un punto di vista figurativo, guardando una puntata della serie Agent of Shield (episodio 1.16 “La Fine del Principio“, attualmente disponibile su Netflix).

L’obiettivo è quello di mettere insieme due persone fornendo a queste solo un dato parziale, al fine di non influenzarne le successive decisioni. In questo modo una delle due persone avrà un dato fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo, mentre l’altra avrà l’altro, differente, ma sinergicamente collegato al primo.

Il Terzo attore del Doppio Cieco

Per poter funzionare, il Doppio Cieco ha però bisogno di interlocutori terzi, che di fatto avranno il compito – evidentemente involontario e casuale – di complicare la vita ai due protagonisti.

Adesso, siccome parliamo di Google Ads, vi svelo che i due protagonisti del doppio cieco sono due parole chiave. La prima è una parola che normalmente porta conversioni, mentre la seconda è una parola di traffico, di fase alta. Google Ads è chiaramente il terzo attore.

Immaginiamo quindi di avere più campagne, nelle quali in tutti i casi sono presenti le due chiavi, ma in sequenza alternata. Se A e B sono chiavi di conversione e C e D, chiavi di fase alta, le campagne saranno così composte:

  • Campagna 1 – A + C
  • Campagna 2 – B + D
  • Campagna 3 – A + D
  • Campagna 4 – B + C

Attenzione, per non complicarsi la vita, è importante che utilizziate per il Doppio Cieco, solo le parole chiave dell’account che performano meglio. Altrimenti il numero di combinazioni diventerebbe troppo ampio.

Le notifiche di Google Ads

A questo punto vedrete che lanciando le campagne, Google Ads notificherà l’anomalia gestionale delle stesse, perché non accetta la presenza delle chiavi in campagne diverse.

Per complicargli la vita, andate a impostare come strategia di offerta per le 4 campagne la CPA e usate un budget condiviso. Se state storcendo la bocca, sappiate che il budget condiviso in strategie a CPA è possibile tenerlo.

Le 4 campagne avranno a questo punto 4 diversi funnel, con medesimo obiettivo e medesimo budget.

Benissimo. Io mi fermo qui e vedremo nel libro cosa succede dopo questa apparentemente cervellotica situazione. Nel frattempo, sperimentate e magari fatemi sapere.

Ma Google Ads Funziona?

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Saprete credo quasi tutti da quanto lavoro con Google. Mi ricordo che mentre stavo facendo campagne su Overture, un cliente che aveva un agriturismo, mi chiese se potevamo provare a lavorare su Google AdWords. Io risposi che in Italia Google non sembrava essere molto utilizzato, ma siccome lui stava lavorando con la Germania, potevamo sicuramente fare una prova.

Google AdWords funzionava…

Ebbene sì, i risultati furono da subito sorprendenti, perché mentre Overture era una sorta di asta a rialzo, Google da subito aveva quella romantica visione di ranking che mi piaceva molto. E lì iniziò la mia avventura con Google, del quale oggi sono Product Expert, Ambassador e Premier Partner (con Blubit), Academy e chi più ne ha più ne metta.

Ma bando alle ciance, voi volete sapere se Google Ads funziona e non se Google AdWords funzionava! Giusto? Ebbene sì, Google Ads funziona ancora, ma con dei ma e dei se purtroppo.

Arriva il Machine Learning

Già, il Machine Learning, lo Smart Bidding, l’Intelligenza Artificiale, tutte cose che hanno impiegato un bel po’ di tempo a capire come avrebbero dovuto funzionare e che nel tempo hanno mangiato budget a migliaia di clienti. Gli stessi clienti che oggi ancora si domandano se lavorare su Google convenga o meno.

La risposta che do’ io non è più quella di una volta. Metto tutti in guardia e metto in guardia anche te, che tu sia consulente o azienda. Perché Google, come ho sempre sostenuto – basti pensare a quanto ho scritto anche nel 2013 nel mio primo libro “I Segreti di Google AdWords” – la piattaforma non è da ritenersi isolata, ma funzionale all’interno di un piano marketing strutturato e funnellizzato.

Oggi più che mai funziona se viene concepito come un percorso nel quale la ricerca non necessariamente sta in fondo al funnel, ma lavora anche in fase alta e magari lascia spazio a quel Facebook Ads che mentre prima lavorava a tentativi, oggi grazie alle nicchie di interesse lavora sia sull’online, che sull’offline, in modo capillare e funzionale.

Insomma, in definitiva la risposta alla domanda se Google Ads funziona, è ancora sì. Ma smettete di lamentarvi se non vedete l’annuncio, perché non funziona così, non ha mai funzionato così e non funzionerà mai così, soprattutto da quando il CPC è ormai una vanity metric e conviene primariamente guardare a quanto vi costa una conversione!

Corrispondenza Generica su Google Ads

1’20” Tempo di lettura

Inutile dirlo, ma quando si parla di corrispondenze delle parole chiave, molti non sanno bene come e quando usarle. Questo perché cercando in rete ci sono informazioni un po’ troppo saccenti e di “accademia”.

Eppure la Guida di Google Ads, almeno dal punto di vista d’uso, la spiega abbastanza bene contrariamente a quanto avviene per altri argomenti.
Nella sua tabella infatti indica che se scegliamo come parola chiave cappelli da donna, Google Ads potrebbe mostrare il nostro annuncio anche con la query abbigliamento donna.

Un mare di Opportunità, in Corrispondenza Generica

La corrispondenza generica ha il compito di scovare opportunità e da quanto continuo a vedere coi nostri test – a differenza di come operava in precedenza – è decisamente più accorta e intelligente. Per usare un termine alla Google Ads, direi che è più “smart“!

Strategia e Tattica

Se configuriamo il nostro obiettivo, impostiamo l’ottimizzazione delle conversioni – date un occhio alle differenze tra CPC manuale e tCPA – e le dedichiamo un’apposita conversione, ci renderemo conto che il sistema capirà da solo quando attivare l’annuncio.

Se guardate il rapporto sui termini di ricerca, vi renderete conto che educando Google Ads, i termini di ricerca sono assolutamente in linea con le vostre aspettative.

Non dividere, per “imperare”!

Addirittura staccando un termine dall’elenco delle query e rendendolo una parola chiave a sé – per esempio, citando l’esempio sopra, isolo cappelli rosa – funzionerà peggio.

Questo accade perché un’unica chiave, addomestica e gestisce tutto il funnel. Se qualcuno mi ha conosciuto tanti anni fa, ho sempre detto che per Google AdWords sarebbe bastata una chiave generica e poi giù con tante inverse… incredibilmente siamo tornati lì, ma con un AdWords (Google Ads), più smart!

Traffico nel Punto Vendita

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Il marketing si fa sempre più #Glocal, vale a dire che si parte da un punto vendita che opera in ambito locale, per provare gradualmente a espandere il raggio di azione. Da locale a globale. Senza forzature. Intanto saturiamo i potenziali clienti che si trovano nelle vicinanze!

Facebook Ads, traffico nel punto vendita

Sappiamo che Facebook lavora con un raggio d’azione a km intorno a una località, ma se dentro alla pagina Business ci sono diverse sedi, è possibile attivare le localizzazioni di prossimità. L’obiettivo da selezionare per le campagne prende il nome di “Traffico nel Punto Vendita“.

L’obiettivo nasce proprio con l’intento di coinvolgere un pubblico vicino al negozio, al fine di produrre maggiori ingressi nel punto vendita. E’ importante notare che per Facebook, il “Punto vendita” è qualsiasi sede fisica attribuibile alla pagina e che in questa rientrano non solo negozi di vendita al dettaglio, ma anche ristoranti, saloni, palestre e via dicendo.

Personalizzare le inserzioni di Traffico

L’inserzione per ogni punto vendita può essere personalizzata al fine di “ingaggiare” gli utenti in target sulla base della loro distanza fisica dalla sede. Molto spesso si rivela utile anche quando il negozio si trova all’interno di una rete più vasta, come un centro commerciale o una strada con molti negozi.

Attenzione però! Ritenerlo utile solo in questi casi, sarebbe assolutamente sbagliato! L’importante è generare interesse, motivo per il quale è sempre consigliato incentivare l’azione inserendo call to action quali le indicazioni stradali o il “chiama ora”, in modo tale da avere a portata di mano tutte le informazioni utili per entrare in contatto!

Un ultimo consiglio… In molti casi, quando il piano marketing lo consente, è davvero interessante fare un’operazione di cross-platform usando inserzioni Google basate sul reddito. Quindi coinvolgere con annunci ricerca dei prospect che rientrino nel potenziale pubblico del negozio.