Mese: Settembre 2019

Il Marketing Funnel – Awareness

3’00” Tempo di lettura

Le basi di Google Ads per il nostro #GoogleAdsFridayTips passano necessariamente dalla conoscenza del Marketing Funnel. Un imbuto, nel quale nella fase alta – quella larga – si trovano tanti potenziali utenti, mentre nella fase bassa – stretta – troviamo un numero più ridotto di utenti ben profilati, che potrebbero diventare nostri clienti.

Awareness, non solo Google Ads

Ho più volte trattato l’argomento del funnel, anche dedicandogli ampio spazio nelle mie pubblicazioni. Il nuovo libro che sto scrivendo insieme a Carmelo Samperi, ne parla abbondantemente in un’ottica omnicanale, ma se volete una verticalità dedicata al suo uso in Google Ads, sappiate che nel mio libro Digital Marketing con AdWords, edito da Hoepli, il tema è chiaramente affrontato!

Digital Marketing con AdWords

Awareness, cioè Consapevolezza

La fase di Awareness è il momento della consapevolezza. Il momento nel quale l’utente non è ancora potenziale cliente (prospect) ed entra in contatto col nostro messaggio pubblicitario attraverso oculate azioni di marketing. È il momento nel quale, però, potrebbe anche compiere una ricerca e il nostro obiettivo diventa in questo caso quello di instradarlo per farlo entrare nel nostro percorso alla conversione.

Se l’utente sta cercando qualcosa e la sua ricerca è generica, dovremo provare a farlo entrare nella seconda fase del funnel, quella di interesse! Vogliamo essere una valida opzione parallelamente o esclusivamente alla sua ricerca.

Pere per Mele o Pere per Pere?

Evidentemente valgono entrambe le situazioni, perché il funnel come detto può essere parallelo o dedicato. In pratica se sto cercando “matrimonio“, il funnel dovrebbe suggerirmi la possibilità di acquistare un “abito da sposa“! Se inizio a mostrare interesse nei confronti del matrimonio, avrò sicuramente bisogno di un abito! In questo caso possiamo dire che l’azione di marketing è proattiva perché il prospect non sta ancora cercando un abito, ma è fortemente collegata al termine “matrimonio”.

Di contro, se in funzione della ricerca “matrimonio”, andrò a mostrare un annuncio che parla di “mutui per la casa“, il mio assist sarà deduttivo, ma parallelo. Ti devi sposare? Forse hai bisogno di una casa.

Se quindi nel primo caso seguiamo la logica di ricerca derivante dalla query usata dall’utente, nel secondo caso offriamo un assist su un argomento comparabile, ma non lineare!

Può essere utile in tal senso provare anche a profilare maggiormente la destinazione dei nostri annunci e in questo senso credo possa far comodo tornare sull’argomento audience demografica, anche analizzando le potenzialità di spesa, come descritte nell’articolo “Reddito del Nucleo Familiare su Google Ads“.

Non torneremo subito sul funnel, ma nel frattempo farcite la vostra mente di possibili azioni di marketing in questa fase alta. Le raffineremo mano a mano che andiamo avanti!

Reddito del Nucleo Familiare su Google Ads

1′ 45″ Tempo di lettura

Per capire quanto sia trattato male nella guida ufficiale, il Reddito del Nucleo Familiare su Google Ads, in alcune sezioni viene addirittura detto che non è disponibile per l’Italia. Invece non solo appare come dato analitico entrando nel menù “dati demografici“, ma è anche possibile farci del bidding sopra, in aggiustamento offerta.

Meglio Reddito del Nucleo Familiare o Household Income?

È la traduzione letterale del termine, ma in realtà per il suo reale valore, credo sia più suggestivo usare la versione anglosassone, vale a dire Household Income.
La guida è infatti fuorviante perché rischia di indicare con questa voce il membro della famiglia che guadagna di più – o di meno – vale a dire chi ha il potere di acquisto maggiore.

Raggiungi i compratori migliori su Google Ads

In realtà con la percentuale indicata nei parametri di Google Ads si identifica il reddito familiare medio e la percentuale di persone che rientrano fuori da quei parametri.
Il 10% o superiore, indica quindi il 10% di persone che guadagnano di più, il 50% inferiore quelle che guadagnano di meno.

Se in un paese la media guadagna 10.000€, questo dato sarà rappresentato nel 50% o inferiore. Il 10% o superiore è quello che guadagna più degli altri e via dicendo.

Per fare un esempio di target raggiungibili, possiamo provare a dividere i segmenti di percentuale in fasce.
Nella fascia da 30% a sotto il 50% ci saranno azioni di promo sulla grande distribuzione, sconti, promozioni, offerte. Prodotti di lusso andranno sulla fascia da 20% a 10% e superiore.
Offerte generiche di vacanze in fase alta, o di auto di varia fascia potranno invece coprire tutti i target senza restrizione.

Se invece volessimo diversificare i messaggi, potremmo indirizzare voli low cost nella fascia da 30% a 50% inferiore e servizi di Voli “premium” alla fascia da 30% a 10% e superiore.

Come funziona

Google individua il reddito medio in un determinato paese. Questo consente al sistema di generare il rapporto percentuale dei segmenti HHI (household income).

L’analisi prende in considerazione centinaia di migliaia di utenti per capire nel dettaglio tutti gli attributi demografici. Vengono quindi analizzati altri segnali come per esempio le ricerche fatte, i posti visitati, le app scaricate, i video YouTube visti e via dicendo, per carpire delle caratteristiche univoche di tali segmenti.

Per finire Google usa queste informazioni per creare dei modelli di stima grazie ai quali, il machine learning consente di generare stime e audience per raggiungere target simili.
Il Reddito del Nucleo Familiare su Google Ads è un elemento tattico importante nella fase di Awareness!

Modulo Contatto Facebook Ads

1′ 30″ Tempo di lettura

Il Modulo di Contatto Facebook Ads è un sistema altamente efficace per ottenere grandi quantitativi di lead a costi di acquisizione estremamente bassi. Inoltre l’intelligenza artificiale di Facebook, trovandosi costretta a lavorare solo su targetizzazioni di interessi e non potendo contare sulla pletora di dati derivanti dalla ricerca – come avviene su Google – riesce spesso a ottenere un pubblico in target in modo molto più veloce di altre piattaforme.

La qualità dei Lead

Un’obiezione che viene spesso fatta è che il contatto che arriva da Facebook non sempre è motivato. Questo è vero in alcuni casi. Non sempre, ma dobbiamo tenerlo presente. In pratica trattandosi di una strategia push – vale a dire che si presenta anche senza essere direttamente richiesta – la compilazione del modulo, può essere spesso veloce e dettata dalla curiosità, più che da un vero interesse.

Analizzare il dato olisticamente

Cosa importante per concretizzare però il costo di acquisizione del contatto (CPL o CPA che sia), è comunque quello di pensare al lead del Modulo Contatto Facebook Ads, come derivante da azioni fatte anche da altre sorgenti di traffico. Per esempio non solo lavorando in prospecting (cioè cercando clienti), ma anche lavorando in retargeting, vale a dire presentando il messaggio a un utente che lo aveva già visto.

Caso Reale: Campagna Lead Salone Parrucchiere

Detto quanto sopra, arriva il momento di ingolosirvi coi numeri però. Quelli che vi presento sotto sono dati reali derivanti da una campagna Facebook collegata al nostro pacchetto Facebook Ads. vedendo questi numeri, tutto sommato anche se la qualità non è sempre elevata, val comunque la pena di investire su questo tipo di inserzioni.

Campagna durata 15 giorni, importo speso 223,00€. Contatti ricevuti 148 in un raggio target dal punto vendita. Utente interessato a segmento beauty e programmi tv. La copertura è stata di 41.148 utenti, con costo per contatto di 1,51€. La compilazione del modulo consentiva di scaricare un coupon di sconto. Quindi una potenziale cliente, con un coupon in mano, ogni 1,51€ spesi! Non male, no?

Altri dati? 1945 clic sul link (0,35€ per clic), 34 condivisioni, 29 salvataggi,  23 commenti, 134 reazioni. Costo per 1.000 persone raggiunte 5,31€. Ma non finisce qui… perché una parte dei contatti, è stata ricevuta proprio grazie alle condivisioni. Insomma… ripeto… non male, no?

Estensioni Callout Google Ads

1′ 30″ Tempo di lettura

Mi trovo costretto a iniziare col solito “esistono molti tipi di estensioni su Google Ads“… ma questo rappresenta la realtà. Eh sì… è proprio così e non solo esistono tanti tipi di estensione, ma tra di loro, sono tendenzialmente anche molto diverse.

Una di quelle che spesso viene usata in modo sbagliato, è la callout, perché si tende a confondere un po’ con gli snippet e un po’ con i sitelink. In realtà le estensioni callout su Google Ads, stanno un po’ agli estremi rispetto ai sitelink.

Niente atterraggio, sono un’estensione callout!

Bingo! La chiave è proprio quella descritta sopra, diciamo che tutto ciò che non prevede un collegamento verso il sito web, deve essere inteso come callout. Quindi la cosa più sbagliata del mondo è per esempio usare i callout come se fossero una “chiara occasione da gol”!

Immaginiamo che il nostro annuncio si attivi con una chiave generica, come per esempio “acquisto scarpe eleganti“. L’annuncio rimanderà alla nostra pagina con l’anagrafica delle scarpe.
Il nostro callout non dovrà riportare i modelli e non dovrà quindi dire “Oxford“, “Derby“, “Mocassini” e via dicendo… perché sembrerebbe un filtro, cliccando sul quale si vedranno solo questi tipi di scarpa!

Questi sono quindi sitelink quando prevedono un atterraggio, o snippet se decliniamo tutti i modelli disponibili che si possono trovare all’interno della pagina!

Il callout è un plus…

Il callout è quindi comunicazione! Non azione! Questa è una caratteristica fondamentale di questo tipo di estensione, perché ne cambia le dinamiche d’uso. Ogni callout ha a disposizione 25 caratteri spazi inclusi e deve rappresentare una valorizzazione di quanto compare nell’annuncio.

Nell’esempio sopra quindi quali potrebbero essere i callout? Semplice! Per esempio “Massima comodità“, “Tanti colori disponibili“, “Reso gratuito” e via dicendo. Tutti plus di contorno all’annuncio, che non invitano a nessun’altra azione, se non quella di cliccare sull’annuncio stesso!

Insomma… spero che adesso sia quanto meno più chiaro di prima e se vuoi altre informazioni sugli annunci, perché non leggi anche il mio articolo su come migliorare il ranking degli annunci?

Migliorare il ranking degli annunci di testo su Google Ads? Ecco 3 vecchi trucchi

2′ 30″ Tempo di lettura

Proseguiamo con la nuova rubrica dedicata ai consigli del venerdì. Seguite anche l’hashtag #GoogleAdsFridayTips sui principali Social Network.
L’obiettivo di questi articoli è tornare sulle basi della piattaforma GoogleAds per le quali siamo partiti dall’Articolo sulla composizione degli annunci.

Migliorare il Ranking degli Annunci

Stiamo parlando di annunci di testo. Migliorare il Ranking degli Annunci è di primaria importanza perché il ranking è un elemento determinante dell’asta di Google Ads.

In Google vige ancora – seppur con continui aggiornamenti – la formula:
P1 = (Q1 x B2) / Q1
dove di fatto il valore “Q” rappresenta appunto la qualità, che moltiplicata per il parametro “B”, cioè il bidding, vale a dire il valore monetario dell’asta, determina il ranking.

Il “B” quindi determina quanto siamo disposti a investire, ma avere una qualità alta è decisamente importante. Ricordiamo infatti che Google Ads ha tolto la posizione media. Questo parametro è stato quindi sostituito dalla posizione in pagina, intesa come “Superiore” e “Superiore Assoluta”.

La regola del 2 + 1

La prima regola da osservare è quindi quella di diversificare gli annunci nei vari gruppi. E’ sempre importante inserire almeno due annunci di testo, più un annuncio adattabile (che abbia un punteggio almeno di “buono”).
Il sistema farà in modo di mostrare quelli che rispondono meglio. Non siate statici. Periodicamente mettete in pausa l’annuncio che funziona meno (solitamente è uno dei due annunci semplici), creandone uno nuovo!

Meglio se c’è un numero

I numeri attirano l’attenzione, perché si distinguono dalle parole. Inserire un valore numerico è sempre importante e alza il vostro CTR (non è detto che aumenti le conversioni, ma sicuramente premia il tasso di clic). Inoltre è opportuno provare varianti nelle quali il numero sia il primo elemento a sinistra nel primo titolo:

300€ di Sconto sul Primo Acquisto
Funziona meglio di:
Sconto di 300€ sul Primo Acquisto

Altro elemento che può determinare un aumento del tasso di clic è la presenza di un punto interrogativo:
Cerchi un Hotel a Roma?
Se la query corrisponde 1:1 alla chiave che vince l’asta, rispondere alla domanda con un’altra domanda funziona, soprattutto se nella seconda riga di titolo rispondete, magari proprio partendo da un numero:
450 Hotel a partire da 50€ a notte
Ricordate che nel titolo non è possibile inserire punti esclamativi.

Non si può vivere senza Estensioni

Migliorare il ranking degli annunci, non è solo questione di annuncio in sé. Ricordate infatti che a parità di qualità, viene premiato sempre l’annuncio con le estensioni configurate! In particolare sitelink, snippet e callout, sono estensioni tattiche fondamentali nella comunicazione!